Vicenda Giada Giunti: la Commissione femminicidio approfondisce il caso

Il caso di Giada Giunti non conosce fine. C’è una nuova interrogazione parlamentare su proposta dell’Onorevole Ascari nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Intanto la Commissione Femminicidio “ha avviato un approfondimento sul caso”.

La vicenda di Giada Giunti: il figlio in “mano all’ex marito violento”. Il silenzio di Bonafede e il sonno delle istituzioni

Della storia di Giada Giunti ci siamo occupati a luglio scorso. La vicepresidente dell’associazione ‘Verità Altre’, è una madre che si batte, da tempo, per riavere tra le braccia il figlio che ha subito maltrattamenti.

La storia di Giada Giunti

La Giunti racconta di “Un ex marito violento che ha chiesto la casa famiglia per il proprio figlio pur di allontanarlo da lei”. Il punto è che l’ex marito, come racconta la donna, è stato definito – dalle Ctu nominate dal Tribunale dei minori – come violento e con disturbi della personalità, pericoloso per il figlio perché violento, narcisista, con comportamenti di aggressione e rabbia. La Giunti è accusata dal marito di aver abbandonato al circolo sportivo il figlio, ma poi di essere simbiotica.

La richiesta al ministro Bonafede

“Ho fatto ascoltare le violenze che ha subito mio figlio dalle figure istituzionali e le sue richieste di tornare a vivere con me sono rimaste inascoltate” spiega la donna. “Ho messo a paragone i suoi appelli, le sue lettere che ha scritto pure al Papa Francesco, ai giudici a ‘non so chi mi leggerà, ma se qualcuno mi legge, vorrei che mi aiutasse…’, le lettere scritte davanti ai servizi sociali, i suoi messaggi e le dichiarazioni testimoniali con le relazioni dell’assistente sociale che ha falsamente dichiarato che mio figlio volesse vivere con il padre”.

Per i giudici è “superfluo acquisire le testimonianze del figlio”

A luglio 2019 la sentenza motiva la sua decisione di affidare in via esclusiva il figlio al padre ritenendo “superfluo” acquisire le video registrazioni, i verbali degli incontri tra la mamma e il figlio e tutta la documentazione probante, facendo solo riferimento alle relazioni del servizio sociale che ha preso come verità assoluta. “Con queste registrazioni ed altro materiale ho dimostrato che l’assistente sociale ha relazionato il falso. Ritengo, quindi, che la sentenza sia nulla, anche per altre ragioni. Al ministero della Giustizia ed a tutto il Governo chiedo protezione, ispezioni”

Oggi la nuova interrogazione  

La nuova interrogazione parlamentare proposta dall’Onorevole Stefania Ascari (M5S) viene depositata il 14 ottobre scorso. L’ulteriore interrogazione è arrivata per due motivi principali: per l’ottavo rigetto della Corte d’Appello in data 2.10.2020 e per l’imminente udienza del 20 ottobre presso il Tribunale penale di Roma.

Il rigetto

Il rigetto è arrivato a seguito del deposito di un ricorso ex artt. 709-ter e 737 c.p.c. (il 12esimo) da parte dell’Avv. Ennio Bonadies (ex magistrato antimafia) “con preliminare istanza di astensione o sostituzione  dei Consiglieri il Consiglio giudicante, i quali, oltre ad essere incompatibili e non indipendenti per aver già deliberato sullo stesso caso in precedenti decisioni, sono stati reiteratamente denunciati alla Procura di Perugia dal codifensore Avv. Carlo Priolo”.

Per i legali l’istanza urgente viene presentata per alcune violazioni già perpetrate durante l’intero procedimento in Corte d’Appello, come pure la gravissima “Violazione del principio del contraddittorio“. È stato evidenziato il pericolo imminente che il figlio della Giunti corre in quanto affidato al padre che presenta “disturbo nel pensiero e forme gravi di violenza“. L’uomo ha, in passato, aggredito la moglie anche in presenza del figlio. Il bimbo ha più volte riferito, nelle lettere e nei dvd registrati dal CTU, di violenze assistite nonché subite dal padre, che “gli ha rovinato la vita“. Dunque il figlio ha la volontà di stare con la madre.

Nel provvedimento d’urgenza si citano le “Decine di lettere scritte dal figlio nelle quali invoca ripetutamente di voler stare con la madre, allontanato dalla stessa da 4 anni dopo la violenta espropriazione avvenuta a scuola durante le ore di lezione (15.12.2016)“.

L’udienza del 20 ottobre presso il Tribunale penale di Roma.

Giada Giunti racconta di aver denunciato il marito violento depositando certificati del pronto soccorso, dvd con le violenze e indicando testimoni. La denuncia di mamma Giada viene archiviata dopo 4 anni e 4 mesi. E ora sta subendo il processo per calunnia. 

La Sen. Valeria Valente, presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta femminicidio, nonché su ogni forma di violenza”, comunica con una nota del 14.10.2020 che “dopo una prima valutazione degli eventi che l’hanno riguardata – condotta dalla nostra consulente dr.ssa Elvira Reale – ha avviato un approfondimento sul Suo caso”.

Ora Giada Giunti il 19 novembre si dovrà presentare in udienza presso la Corte d’Appello per cercare di riportare a casa suo figlio.

Di Antonio

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