Chieti, scandalo Aci: file interminabili e disagio dei clienti

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Se in Italia si vuole andare a colpo sicuro sugli scandali basta volgere lo sguardo al settore pubblico così che ogni giornalista, blogger o cittadino comune possa scrivere collane di libri su questo mondo di dipendenti privilegiati. Il nostro occhio, oggi, si ferma su un ente rigorosamente pubblico che, a chiacchiere, offre trasparenza e vicinanza ai cittadini contribuenti ma, in pratica, fornisce una buona dose di travaglio quotidiano a chi deve averci a che fare

Se in Italia si vuole andare a colpo sicuro sugli ‘scandali’ basta volgere lo sguardo al settore pubblico cosicché ogni giornalista, blogger o cittadino comune possa divertirsi a scrivere collane di libri su un mondo privilegiato. Il nostro occhio, oggi, si ferma su un ente rigorosamente pubblico che, a chiacchiere, offre trasparenza e vicinanza ai cittadini contribuenti ma, in pratica, fornisce una buona dose di travaglio quotidiano a chi deve averci a che fare.

Dovete svolgere una qualsiasi pratica presso un ufficio Aci? È bene che mettiate la vostra anima in pace. Se date un’occhiata agli orari dell’ente che, ricordiamo dovrebbe essere al servizio del cittadino, potreste avere un mancamento o uno sbalzo di pressione.

Gli uffici Aci di Chieti, presi da noi come riferimento, hanno orari a dir poco risibili. Pensate che gli uffici del Pra (Pubblico Registro Automobilistico), del servizio tasse e dell’Urp (Ufficio Relazioni con il Pubblico) sono aperti lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 8 alle 12 e il giovedì  dalle 8 alle 14. Nessuna apertura è prevista negli orari pomeridiani. Il sabato e la domenica chiusi: e ci mancherebbe altro.

ACI E IL REGISTRO INUTILE

L’Aci è una vera e propria tassa che ci costa 192 milioni di euro all’anno solo per tenere un registro pressoché inutile. Ci aveva provato il buon ministro dell’epoca Pierluigi Bersani ad abolirlo ma, per ben due volte è stato battuto dalle lobby. Su ogni passaggio di proprietà i cittadini avrebbero risparmiato un bel po’ di soldi e, invece, il Pra è rimasto lì come doppione degli elenchi della Motorizzazione civile.
Persino un referendum proposto nel 1995 fu bocciato dalla Corte costituzionale. 
Il Pra resiste anche alla spending review e, il neo premier Renzi, pare di non accorgersi di questo carrozzone alimentato e voluto dalla politica.

IL CARROZZONE DA QUASI 300 MILIONI DI EURO

Fino a quando l’Aci gestiva anche il pagamento del bollo auto gli introiti complessivi di questa macchina dello sperpero erano di 298 milioni di euro. 
Tremila dipendenti, 106 strutture provinciali e un’infinità di società appese.
L’Aci controlla la Sara assicurazioni, la compagnia turistica Valtur, la società finanziaria Zenit, l’ala assicurazioni e Sara vita. Poi possiede quote in Nomisma, Aci informatica che generò quel disastro di sito ‘Italia.it’, Aci Consult, Aci Vallelunga e persino Aci Mondadori.
A tutto questo seguono controllate nel settore immobiliare, centinaia di associazioni riconducibili ad Aci.

STIPENDI D’ORO

La Corte dei conti è piu’ volte intervenuta sulla questione ma non si è mai arrivati ad una soluzione concreta. Oltre alle irregolarità la magistratura contabile non ha mancato di sottolineare la vistosa entità di certi emolumenti dei vertici. 
 
Il segretario generale Ascanio Rozera, da 42 anni dipendente Aci, mette in tasca oltre 300 mila euro l’anno. Poi il presidente Angelo Sticchi Damiani segue con 236 mila euro. Ai tre vicepresidenti la Corte dei conti assegna di diritto 105.799 euro l’anno.

CITTADINI AL SERVIZIO DELL’ACI

Non si capisce come un popolo e gran parte dei politici possano tollerare un cancro del genere. E proprio in un momento in cui si deve assolutamente sforbiciare costi per aziende e personale pubblico, la politica fa finta di non accorgersi di nulla.

Orari d’ufficio e di apertura al pubblico da far ridere i polli. Dipendenti spesso e volentieri svogliati. “Capito spesso qui e sono costretto, nella migliore delle ipotesi, a fare una fila di almeno due ore” ci racconta un uomo che stamattina era in fila presso l’ufficio Aci di Chieti scalo. “Io ho dovuto prendere un girono di permesso dal lavoro per essere qui” ci racconta un giovane. “Vivo da solo e non posso delegare nessuno per queste pratiche”. 
Alle 10 di stamane abbiamo contato 30 persone in fila e, addirittura, una donna con un bambino nel passeggino. “Ho dovuto portarlo con me” ci spiega la donna. “Mio marito è andato a lavorare e lui non potevo lasciarlo a casa solo” racconta la giovane mamma. 

Uno scandalo. Il Presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, ha voluto sgombrare proprio oggi il campo da dubbi e illazioni: “L’Automobile Club d’Italia e tutte le sue strutture rappresentano una risorsa per lo Stato”. Ne siamo certi. Però fateci un favore: andatevene in un altro stato, magari quello delle banane l’unico che potrebbe accogliervi a parte l’Italia.

ZdO

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