Abruzzo a fuoco e fiamme: politica ed enti pubblici incapaci di prevenire e gestire

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La regione verde d’Europa è diventata in poche ore regione nera d’Europa. Per merito di uomini senza dignità e senza onore, che si nascondono nel buio della notte per appiccare incendi, gran parte dell’Abruzzo è consumata dai roghi.

Antonio Del Furbo

Sono otto giorni che le fiamme devastano quel che resta di questa regione martoriata da terremoti, valanghe, neve e, ora, anche da piromani. Il monte Morrone, nel cuore del Parco nazionale della Maiella, solo oggi è entrato in azione il “super elicottero” Erickson. Era stato annunciato da giorni in pompa magna ma, evidentemente, l’incapacità di gestire certe situazioni ha tardato l’arrivo. In arrivo anche due canadair dalla Francia.

Ma, come sempre accade, le disgrazie non arrivano mai da sole e, oltre alle varie emergenze che da gennaio in poi si sono susseguite, bisogna fare i conti anche con una politica inetta. 

Si può convocare un vertice sugli incendi sul Morrone il 24 agosto, ovvero giorni dopo l’inferno che si è scatenato nelle montagne abruzzesi? Certo, si può. 
Sarà servito a qualcosa il vertice con il prefetto Bruno Frattasi, con il capo dipartimento VVFF, con il capo della procura della Repubblica di Sulmona, Giuseppe Bellelli, con il prefetto di L’Aquila Giuseppe Linardi, con l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, con il sindaco di Sulmona Annamaria Casini, con il sindaco di Pacentro Guido Angelilli, con il sindaco di S. Eufemia Francesco Crivelli, con il Presidente delle Province di Pescara, Antonio Di Marco e, udite, udite, con il governatore della Regione, Luciano D’Alfonso? Chissà, fatto sta che gli incendi divampano ancora. Anzi, aumentano. Nel pomeriggio di oggi se ne sono sviluppati altri due: uno in Val Pescara e l’altro a San Giovanni Teatino. 

E non è finita qui, ovviamente. Pensate che l’altro giorno sono stati convocati alle 6 di mattina nella sede del centro operativo comunale (Coc) di Sulmona, i 150 volontari del posto che avevano dato disponibilità a partecipare alle operazioni di spegnimento dell’incendio sul monte Morrone. E sapete cosa è successo? È successo che non solo non hanno trovato nessuno in Comune, ma hanno dovuto attendere un’ora e mezza prima che arrivasse qualcuno a coordinarli.

Il tutto mentre le fiamme continuavano a distruggere migliaia di ettari di boschi. Ma poi, chi dovrebbe gestire l’emergenza incendi in Abruzzo, gli stessi che hanno gestito quella di Rigopiano? Il presidente della Provincia di Pescara, già resosi ridicolo politicamente nella gestione delle strade nel disastro di gennaio, avrebbe qualche idea sul come gestire questo nuovo allarme? Oppure vogliamo dare in mano la gestione alla polizia provinciale di Pescara che mentre Rigopiano era sommersa di neve continuava ad accompagnare i turisti in albergo?

Mentre questi geni gestiscono la nostra sicurezza, in Valle Peligna si sono aperti tre nuovi focolai enormi. Brucia la collina di San Cosimo, a Prezza, dove le fiamme sarebbero arrivate a lambire una vecchia polveriera militare. Nel territorio teramano  le fiamme sono arrivate a circa 700 metri dall’Ostello di Monte Fanum, dove è attualmente allestito un centro di accoglienza per migranti. 

Una regione distrutta da eventi naturali, da piromani e, purtroppo, da politici, amministratori e burocrati. Una regione destinata a scomparire.

 

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