Altro che bene per il Paese: pronte altre 65 poltrone per salvare Conte

Se il premier Giuseppe Conte avesse avuto un po’ di dignità – politica e istituzionale – si sarebbe dimesso un attimo dopo il voto al Senato (156 sì). Ma si sa, il potere logora chiunque, soprattutto chi ce l’ha.

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Un governicchio del genere non accetterà – né ora né mai – di mollare le poltrone per il bene del Paese. Onorevoli e senatori – in primis l’ex avvocaticchio del popolo – continueranno a prendere in giro gli italiani, o meglio alcuni italiani, sottoponendo loro paure e meriti inesistenti. La narrazione evoca lo spettro di un sovranismo che porterebbe l’Italia allo sfascio e, addirittura, al ripristino “quasi” delle camere a gas. Un populismo guidato dal duo Salvini-Meloni in cui si prospetterebbe un nuovo fascismo 4.0. In realtà la compagine governativa – e questo non lo dicono – ha paura di andare alle elezioni ed essere schiaffeggiata dal quel “popolino” (lo dico in maniera dispregiativa) che gli ha garantito una poltrona togliendoli dalla strada. Questa è la verità.

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Cosa andrebbe a fare un Di Maio finita la carriera politica? E un Toninelli? E un Manlio di Stefano? Già, a proposito, Manlio Di Stefano, sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri. Continueremo ad avere un Di Stefano qualunque che continua a scambiare il Libano con la Libia e che ammette che i fondi alle imprese sono arrivati senza l’applicazione del calcolo reale delle perdite. Continueremo ad averlo, appoggiato da quelli che chiamavano mafiosi e dagli assetati di poltrone. Oggi esattamente come ieri.  

Conte si sarebbe dovuto dimettere per due motivi: quello politico e quello pratico. Politicamente perché ha incassato la fiducia grazie all’ex giglio magico di Berlusconi, ovvero di colui sul quale i 5 stelle hanno costruito la loro fortuna ed esistenza politica. Dal punto di vista pratico viste le innumerevoli falsità raccontate (vedi aiuti per il Ristori). E ancora. Nella gestione pandemica, e le carte della procura di Bergamo lo raccontano in maniera puntuale, c’è stato un disastro. Sono, queste, due delle azioni che il governo ha rivendicato come proprie e che sono le più importanti per la comunità.

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In sostanza, continueremo ad avere un ministro della Salute che continua a dire bugie sul Piano pandemico mentre i giudici sequestrano documenti proprio nel suo ministero. Continueremo ad avere un imbarazzante ministro della Giustizia che ha dato l’ordine politico di liberare mafiosi. Continueremo ad avere un avvocaticchio premier che fino a ieri tratteneva pieni poteri sui Servizi segreti – chissà perché – e che ha massacrato l’economia a colpi di DPCM.

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Per l’avvocato poteva andare meglio perché gli avevano promesso un paio di voti in più. Ma sarebbe potuta andare molto peggio. E le manovre di palazzo continueranno nei prossimi giorni. Alla faccia dell’impegno per i cittadini. L’avvocato vuole rimanere sulla poltrona, costi quello che costi. Occuparsi della pnademia, in queste ore, è fuori luogo. Meglio trovare altri respnìonsabili che gli assicurano la poltrona fino al 2023 e poi si vedrà.

Mastella e Tabacci

A muoversi per garantire a Conte un futuro certo, oltre a Mastella e pezzi di Forza Italia, c’è anche Bruno Tabacci che ha radunato i disponibili. Non è un problema solo estetico, per mostrare al mondo una nuova maggioranza “derenzizzata”. No, è una questione di governabilità. Dicono. Con la costituzione di un gruppo si potranno riequilibrare a favore dei giallorossi le commissioni parlamentari del Senato. Senza il sostegno di Italia Viva, alcune sono in mano alle opposizioni. Due, in particolare, preoccupano: Bilancio e Affari costituzionali.

Per costruire il gruppo popolare e socialista, il premier continua a impegnarsi in prima persona. Lavora ai fianchi l’Udc e Italia Viva. Per i “responsabili” sono già pronti 60 a 65 posti, con un decreto che verrebbe motivato dalla necessità di introdurre il sottosegretario ai Servizi.

Di Antonio

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