Cimini: "La magistratura è una forza politica. Non siamo più in uno stato di diritto"

Cimini: “La magistratura è una forza politica. Non siamo più in uno stato di diritto”

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Frank Cimini è uno che gli ambienti giudiziari li conosce bene. È un giornalista che per il Mattino di Napoli ha seguito le cronache di Tangentopoli. A riguardo della tempesta che sta riducendo a pezzi la credibilità della magistratura, il suo commento è netto e pungente: “Non siamo più da 40 anni in uno stato di diritto, c’è un conflitto di poteri, non c’è più la Costituzione, è una guerra per bande a cui i magistrati partecipano”.

Una delle prime conseguenze è il rischio dello scioglimento della giunta dell’Associazione nazionale magistrati dopo la pubblicazione di una serie di intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche la corrente progressista delle toghe. A dimettersi sono stati il presidente della corrente di Area e il segretario di quella di Unicost. Rimangono, ora, quelli restano solo quelli di Autonomia e Indipendenza. “La magistratura – dice Cimini al Sussidiario – oggi è una forza politica per conto suo senza appartenenze di partito. Si muove per accrescere il suo potere nella politica, questa è la vera lezione di Mani Pulite che nessuno vuole capire”.

A tenere in mano le redini della magistratura è quella associata, ovvero quella maggiormente politicizzata.  Ad esempio?

Già quando è scoppiato lo scandalo del mercato delle vacche la cosa alla fine è stata dimenticata grazie all’aiuto dei giornali, che l’hanno silenziata e zittita. Si scopre oggi, da quei pochi giornali che hanno pubblicato le intercettazioni telefoniche, che anche i giornalisti giudiziari ci sono dentro fino al collo.” E Cimini spiega il motivo: “Dalle parole che si sentono si vede che c’è un rapporto di complicità, si mettono d’accordo su quello che devono scrivere, parteggiano per l’uno o per l’altro.”

Palamara, in sostanza, Viene usato da tempo per scaricare tutto su di lui”.  Chi avrebbe dato il via all’operazione? Fino ad adesso l’uomo forte del Csm è Davigo. Più che la sua corrente è lui, però ha un problema. A ottobre compie 70 anni e deve andare in pensione. Lui dice che essendo un incarico elettivo ha diritto a portarlo a termine, ma essendo stato eletto in quanto magistrato non può restare. Non vuole andare via perché se si dimette subentra un collega che non la pensa come lui”.

“Questo è un vero scandalo di cui non si parla. La colpa non è solo sua, ma le autorità di controllo, gli organismi istituzionali hanno il dovere di chiarire questa cosa. Non si può aspettare ottobre, il caso riguarda gli equilibri del Csm. Quello che sta succedendo adesso non dipende dal solo Davigo ma da quello che si permette a Davigo di fare.”

Dunque, per Cimini non ci sono dubbi: la magistratura è una forza politica per conto suo senza appartenenze. Si muove per accrescere il suo potere nella politica, questa è la vera lezione di Mani Pulite che nessuno vuole capire o accettare. La magistratura con Mani Pulite è diventata da ordine giudiziario a potere giudiziario incontrollato e incontrollabile.” 

A questo, per Cimini, dovrebbe intervenire il capo dello Stato: Il capo dello Stato brilla per il suo silenzio. Parlando alla commemorazione di Falcone e Borsellino ha detto banalità, acqua fresca. Lui in questo momento è il capo supremo, dovrebbe intervenire e invece si limita a far trasparire dai quirinalisti il suo malumore. Non basta. Presiede il Csm, ha il dovere di parlare. Aveva parlato tempo fa dicendo di cambiare registro, ma il registro non è cambiato. Dovrebbe intervenire e indicare delle soluzioni.”

Siamo ancora in uno Stato di diritto?

“No, non siamo da 40 anni in uno stato di diritto. C’è un conflitto di poteri, non si osserva più la Costituzione, è una guerra per bande a cui i magistrati partecipano.”

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