Didattica in presenza solo ai figli dei dipendenti pubblici: la nota del ministero dell'Istruzione

La circolare del ministero dell’Istruzione interviene in maniera netta nel distinguere figli di dipendenti pubblici e figli di dipendenti privati nell’ambito della didattica in presenza.

La circolare spiega che i figli di sanitari e dipendenti pubblici essenziali possono frequentare le medie in presenza, ma i figli di dipendenti privati “tassativamente no”.

Il documento del ministero dell’Istruzione

“In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica“, si legge nel documento ufficiale inviato – tra gli altri – ai Dirigenti Scolastici e ai Coordinatori Didattici delle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, “il Presidente del Consiglio dei Ministri ha impartito disposizioni valide per tutto il sistema nazionale di istruzione, graduate altresì anche sulla base del livello di incidenza del contagio su alcuni territori, particolarmente colpiti dall’epidemia.

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Dunque, l’articolo 1, al comma 9 del DPCM dispone che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”.

Tradotto vuol dire che in via ordinaria a far data dal giorno 6 novembre 2020 e sino al 3 dicembre le scuole devono adottare “il 100 per cento delle attività tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”.

Didattica a distanza solo per i figli dei dipendenti pubblici

La didattica a distanza, però, non riguarderà tutti. Il documento del ministero dell’Istruzione precisa che “Nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, OSS, OSA…), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza.

Il capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione, Marco Bruschi, invita nella circolare i dirigenti scolastici a interpretare la norma anche in base alla differenziazione delle realtà scolastiche.

La circolare del dirigente scolastico

Viste le indicazioni del ministero, il dirigente scolastico, in una circolare, informa che “i figli del personale sanitario impegnato nel contenimento della pandemia” possono “continuare la frequenza scolastica in presenza”. Nella stessa circolare “si precisa che la possibilità offerta dal ministero dell’Istruzione” la presenza degli alunni in classe “riguarda solo alcune categorie di dipendenti pubblici ritenute essenziali. Sono esclusi tassativamente i dipendenti di ditte private o di esercizi commerciali”.

Ricapitolando. Se in ambito pubblico lavorano ditte private coprendo incarichi paritari a quelli pubblici, gli infermieri, o altre figure che non sono assunte dal pubblico, non hanno diritto all’agevolazione.

Dunque, il privilegio di andare a scuola è solo per i figli dei dipendenti pubblici.

Di Antonio

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