Dimissioni Speranza: arrivano tre mozioni di sfiducia. E il ministro continua a non rispondere

Aumenta il fronte che spinge per le dimissioni Roberto Speranza. In Senato sono state depositate tre mozioni di sfiducia al ministro della Salute: la prima a firma di Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia; la seconda del senatore Gianluigi Paragone, leader di Italexit; la terza del senatore Mattia Crucioli di Alternativa C’è.

Raggiunte 33 firme necessarie al deposito della mozione, così come previsto dal regolamento di palazzo Madama. Il partito di Giorgia Meloni aveva annunciato un’azione contro l’esponente di Liberi e uguali, accusato di aver gestito la pandemia in maniera “caotica e approssimativa” a causa di “decisioni confusionarie, ritardi ed errori, e la profonda incompetenza che non è riuscita né a prevenire né ad affrontare la seconda ondata”. Dimissioni di Speranza.

Matteo Salvini si è schierato contro la mozione di sfiducia ai danni di Speranza, mentre ha ribadito che sarebbe fondamentale dare vita a una commissione d’inchiesta per “far luce sulle responsabilità, comprese quelle di Speranza”. Su questo, dice convintamente il leader della Lega, “i numeri ci sono”. Il meloniano Giovanni Donzelli però tiene a precisare che “una cosa non esclude l’altra” e dunque invita con forza gli altri partiti del centrodestra a votare la mozione. Anche perché la petizione online lanciata da Fratelli d’Italia può vantare oltre 100mila firme.

“Report scientifici occultati”

Nella mozione presentata da L’alternativa C’è del Senato – firmata dai senatori Crucioli, Granato, Angrisani, Corrado, Abate, Morra, Lezzi, Mininno e Ortis – si denuncia una fiducia nei confronti del ministro della Salute che appare aprioristica e basata esclusivamente su equilibri governativi e interessi di parte: “Al contrario, la mozione di sfiducia da noi predisposta non ha nulla di ideologico e ha come unico fine quello di migliorare la qualità delle strutture che devono garantire la salute pubblica”. Si sottolinea ad esempio quanto sta emergendo dall’indagine della procura di Bergamo “in merito alla gestione caotica e omertosa del ministero della Salute”.

Ma su tutti viene messo l’accento sulle recenti inchieste televisive. In merito non solo alla “ingerenza del ministero nell’occultamento di report scientifici per interesse politico”, ma anche all’assenza di autonomia “delle più importanti organizzazioni medico-scientifiche che dovrebbero fornire dati e informazioni a prescindere dal fatto che ciò rafforzi o danneggi il governo in carica”.

L’Alternativa c’è ha posto una serie di domande su cui pretende chiarezza: è vero che Speranza ha provato a occultare “un report scomodo sulla gestione della pandemia da parte del governo”? È vero che i protocolli per le cure domiciliari a base di tachipirina e vigile attesa “si sono rivelati fallimentari e illegittimi”? È vero o meno che si è consentito di vaccinare per primi soggetti non fragili per età o particolari situazioni di salute? I morti per numero di abitanti in Italia risultano molti di più della media europea? “Se, come è evidente a tutti, queste domande hanno risposte affermative, Speranza deve dimettersi. Per noi la salute non ha colore politico, non conta se il gatto sia rosso o nero ma che acchiappi il topo”, conclude Mattia Crucioli.

Di Antonio

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