Viadotto A6 fotografato dall'alto dopo il crollo

Dissesto idrogeologico: lacrime di coccodrillo di un governo che cancellò “Italia Sicura”

Inchieste Notizie

Tragedia che accade, governo che chiacchiera. Con il crollo del viadotto della A6 si torna a parlare di dissesto idrogeologico. E a farlo anche l’attuale governo che, se avesse un po’ di dignità, dovrebbe soltanto tacere.

“Vedere un altro ponte crollare nella stessa regione dove è crollato il ponte Morandi con un altro concessionario stradale che non sono i Benetton continua ad avvalorare la nostra tesi che questi concessionari che non manutengono ponti e strade non devono avere più le concessioni”. Così il capo politico del M5s e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, argomenta la vicenda del viadotto dell’A6 investito da una frana. A fare eco a Di Maio il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa: “Adesso però apriamo i cantieri, la messa in sicurezza del territorio non può più aspettare. Lo dobbiamo alle vittime delle tragedie causate negli ultimi anni dagli effetti del dissesto idrogeologico, a chi ha perso la casa. È il momento di aprire i mille cantieri per la messa in sicurezza del territorio, il Parlamento approvi in fretta il piano”.

La capacità dei governi, come la storia politica dell’Italia insegna, sta nell’abilità di spostare l’attenzione su questioni che non c’entrano nulla.

Infatti, sia Costa che Di Maio sanno benissimo che i lavori non partiranno al momento. Tanto che il governo ha dovuto fare un altro disegno di legge per cercare di accelerare l’apertura di cantieri in mezza Italia. “Abbiamo lavorato a un disegno di legge – spiega Costa – approvato dal consiglio dei ministri e dalla conferenza delle regioni all’unanimità e calendarizzato al Senato. Con Cantiere Ambiente riduciamo ulteriormente i tempi per l’apertura dei cantieri. Ci affianchiamo ai comuni con una task force di tecnici, anticipiamo la spesa per la progettazione. Il Parlamento però deve sbrigarsi ad approvarlo, è importante. È il momento di aprire i mille cantieri per la messa in sicurezza del territorio”.

Tradotto: fare un progetto per un’opera pubblica è complesso. 

E il governo al posto di mettere mano alla sburocratizzazione e allo snellimento degli affidamenti, pensa ad approvare altri disegni di legge che, semmai saranno esecutivi, l’operatività ci sarà fuori tempo massimo. Chi realizza un progetto per lo Stato viene pagato in ritardo. Negli ultimi dieci anni sono stati dichiarati 87 stati d’emergenza con danni riconosciuti per 10 miliardi di euro. “Ma le cifre effettivamente trasferite e quindi spendibili equivalgono a meno del 10%”, spiega il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli. Il restante 90% rimane in lista d’attesa. L’esempio più recente è quello avvenuto con Italia sicura, la struttura contro il dissesto creata dal governo Renzi e chiusa dal primo governo Conte. Erano stati mappati 10.386 interventi, tra contenimento frane e arginature: “Il 93% — dice Erasmo D’Angelis, che era a capo della struttura — è fermo. Ed è fermo da anni, perché si tratta di interventi ereditati dal passato”.

“Italia Sicura”: il progetto sul dissesto cancellato dal governo Conte

“Bisogna accertare subito le cause del crollo di Savona. Se dipende da una frana o da un problema di manutenzione dell’infrastruttura” precisa Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente. Il sottosegretario, però, dovrebbe chiedere proprio al ministro Costa, di cui è referente, il motivo per il quale decise, nel primo governo Conte, di chiudere Italia Sicura, la struttura di missione di Palazzo Chigi “contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche”. Se avessimo avuto quei tecnici al servizio del Paese molto probabilmente avremmo saputo per tempo se il viadotto della A6 era a rischio crollo.

La fase operativa di Italia Sicura

La struttura di missione di Palazzo Chigi, coordinata da Erasmo D’Angelis e con direttore Mauro Grassi, fu presentata nel 2014 dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio. La sfida fu quella di affrontare e risolvere i ritardi clamorosi di due settori in emergenza. Tre anni dopo, nel maggio del 2018, Palazzo Chigi ha presentato i dati, regione per regione, degli interventi messi in atto, il loro costo e lo stato di avanzamento dei progetti e dei cantieri. La struttura di missione ha svolto un’azione di recupero dei fondi stanziati contro il dissesto idrogeologico e non spesi negli anni 2000-2014: un “tesoretto” da 2,2 miliardi oggi trasformati quasi tutti in cantieri che, a giugno del 2014, risultavano bloccati. 

Nel database di Italia Sicura confluivano le informazioni dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e della Protezione Civile. La struttura coordinava tutti i ministeri coinvolti sulla messa in sicurezza del territorio.   

I dati Italia Sicura

Grazie al piano Italia Sicura in 3 anni sono stati investiti 2.260 milioni di euro in 1.781 opere di cui 891 portate a termine. Risultati ottenuti anche grazie a un processo di “semplificazione” dell’iter burocratico che in soli 30 giorni dava ai presidenti di Regione e commissari straordinari le autorizzazioni per le aperture dei cantieri. In più nel bilancio dello Stato sono utilizzabili, e ancora non spesi né impegnati in fase di cantiere, 1,6 miliardi di euro stanziati con Delibera Cipe nel 2012 per opere urgenti di fognature e depuratori nelle Regioni del Sud da concludere entro il 2015, la maggior parte tra Sicilia e Calabria.

 L’emergenza sismica in Italia

Sul fronte sismico l’Italia ha avuto, come ricorda il Corriere, negli ultimi sette secoli (dal 1315) ben 149 scosse superiori ai 5,5 gradi della scala Richter. Coi risultati denunciati dopo il sisma dell’Aquila da un rapporto della Protezione Civile. La quale calcolava i danni causati da eventi sismici in Italia “pari a circa 147 miliardi e, di conseguenza, un valore medio annuo pari a 3.672 milioni di euro/anno”. Quanto al rischio idrogeologico, spiega un dossier Ispra, “l’inventario ha censito ad oggi 614.799 fenomeni franosi”, i due terzi di tutta l’Ue, “che interessano un’area di circa 23.000 km², pari al 7,5% del territorio nazionale”. La stessa Ispra calcola “12.218 km quadrati (4% della penisola) a pericolosità idraulica elevata, 24.411 (8,1%) a pericolosità media e 32.150 (10,6%) a pericolosità appena più bassa”. Ci vivono circa 8 milioni di italiani.

Gli esperti: “Italia sicura era una struttura utile”

A parte i numeri, dunque, Italia Sicura fu promossa anche dagli esperti. “Mi ha stupito che sia stata chiusa. Ha avuto il merito di attuare una visione integrata, anche se migliorabile, del problema della sicurezza idrogeologica del territorio”. Così Alessandro De Carli, componente del comitato scientifico dell’Associazione ingegneri ambientali. “Ha avuto il merito di alzare la qualità della progettazione delle opere e dare trasparenza sulla realizzazione di queste infrastrutture”, aggiunge Pierluigi Claps, docente di Idrologia al Politecnico di Torino.

Con il primo governo Conte Italia Sicura è stata chiusa con un decreto approvato in Consiglio dei ministri

Con quella decisione il governo ha trasferito al ministero dell’Ambiente “i compiti in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, di difesa e messa in sicurezza del suolo e di sviluppo delle infrastrutture idriche”. Al ministero dell’Istruzione, invece, Conte trasferì le competenze sull’edilizia scolastica.

Quando il ministro dell’Ambiente Costa disse: “troppe spese”

Intervenuto a un’audizione al Senato, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiarì che il contrasto al dissesto idrogeologico rientra tra le priorità del suo dicastero. L’obiettivo era, per il titolare dell’Ambiente, quello di mettere in campo azioni di prevenzione e “una necessaria attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, in particolare, riportando in capo al ministero dell’Ambiente la diretta competenza sul tema (…) evitando gli ulteriori costi per la finanza pubblica richiesti dalle strutture create ad hoc dai precedenti governi presso la presidenza del Consiglio”. Erasmo D’Angelis, però, in quell’occasione ricordò al ministro di “spiegare come intenda mantenere il tema del dissesto idrogeologico tra le priorità e mandare un messaggio preciso ai cittadini che questo problema non sarà dimenticato”. Le stesse associazioni ambientaliste avevano chiesto a Costa di chiarire concretamente il passaggio di competenze. E da circa un anno attendono una risposta.  

M5s: “Italia sicura non serve”

“L’unità di missione non è mai stata efficace nelle emergenze, non c’erano competenze adeguate al suo interno. Sono state tolte risorse al ministero, ma sul fronte della prevenzione del rischio non è stato fatto nulla. Per quanto riguarda invece gli appalti, si è assistito in molti casi ad affidamenti opinabili”.

Così il partito di Di Maio nel momento in cui smantellarono Italia Sicura. Peccato che, a distanza di un anno, nulla è stato fatto e l’Italia è ancora in emergenza.

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