Ecco come le mafie controllano la sanità. Ma la politica appare distratta
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Abbiamo raccontato più volte in che modo le mafie fanno affari con la sanità. Oggi c’è un elemento in più: le mafie hanno il pieno controllo del sistema. E nel silenzio assordante delle istituzioni.

Tutti zitti. Sulla sanità. Tutti concentrati sulla pandemia e sul super green pass. Ma sul potere della criminalità organizzata in uno dei punti vitali della società nessuno se ne occupa. Una faccia del preoccupante fenomeno del condizionamento mafioso sulle amministrazioni locali (364 scioglimenti per infiltrazioni della criminalità organizzata dal 1991 al 15 novembre 2021).

In base all’art. 146 del testo unico sugli enti locali, la complessa procedura di verifica delle infiltrazioni mafiose negli enti locali si applica anche “agli organi comunque denominati delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere”. Dal 1991 ad oggi, le commissioni di accesso nominate dal ministero degli Interni hanno portato al commissariamento di 7 aziende.

Tutte le aziende commissariate sono situate in Calabria e Campania. Nei territori di Napoli, Caserta, Reggio Calabria e Vibo Valentia si registra il più alto numero di consigli comunali sciolti per condizionamento della criminalità organizzata.

Mafie e aziende sanitarie

Relazioni governative, atti commissioni di inchiesta, relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia e sentenze tracciano un quadro complessivo delle caratteristiche di questo fenomeno.

L’obiettivo delle mafie è quello di appropriarsi delle risorse del servizio sanitario nazionale. La violazione sistematica del codice degli appalti e del codice antimafia e, più in generale, una gestione amministrativa caratterizzata da forte inefficienza e disordine, facilitano l’affidamento di servizi e forniture a soggetti legati alla criminalità organizzata. Funzionale a tale obiettivo è l’individuazione di “referenti” tra il personale dirigenziale e amministrativo, in particolare negli uffici preposti alla gestione delle spese, che possano indirizzare l’attività dell’amministrazione a favore delle cosche locali.

Il secondo motivo di interesse è costituito dal fatto che la sanità ha rappresentato per anni un sistema clientelare per le assunzioni, funzionale a garantire l’immissione nelle strutture sanitarie di persone legate ai clan locali accrescendo il consenso della popolazione intorno alle organizzazioni criminali.

Infine, l’infiltrazione nelle aziende sanitarie può risultare utile a garantire l’assistenza medica ai propri affiliati in condizioni di particolare riservatezza.

Le procedure di accesso in Campania

Come ricostruisce Repubblica il primo scioglimento nel comparto sanitario campano avviene nel 2005. Il lavoro della commissione d’accesso evidenzia che nell’Azienda sanitaria provinciale 4 di Pomigliano d’Arco di Napoli, i clan locali erano in grado di esercitare un forte controllo degli appalti, soprattutto per quanto riguarda i servizi di pulizia e sanificazione, fornitura pasti, vigilanza, trasporto rifiuti ospedalieri e nei servizi informatizzati, con l’affidamento ad aziende legate alla criminalità organizzata, alcune delle quali già colpite da interdittiva antimafia. I giudici amministrativi parlano di “abnorme soggezione dell’ASL alle forze malavitose”, favorita dall’assenza di programmazione degli appalti e forniture, dal frequente ricorso alla trattativa privata, dall’artificioso frazionamento della spesa e dalle assunzioni ‘pilotate’ del personale. Gravi irregolarità sono state riscontrate anche con riferimento alle autorizzazioni e agli accreditamenti a strutture sanitarie private. Si segnala che anche il comune di Pomigliano D’Arco era stato commissariato per infiltrazioni della camorra nel 1993.

Un altro caso, il secondo, riguarda l’Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.

Nel 2015 per il coinvolgimento dei vertici dell’azienda un’inchiesta della magistratura si era conclusa con l’archiviazione. La nuova commissione di accesso attesta che nel periodo 2008-2013 imprese legate alla camorra hanno ottenuto in affidamento il 70% dell’importo dei lavori eseguiti dall’azienda. Le gravi irregolarità nella gestione aziendale sono confermate anche dall’Autorità nazionale anticorruzione. La relazione del Ministro evidenzia la “sussistenza di un sistema di controllo capillare degli appalti da parte del clan camorrista egemone che, infiltrandosi all’interno dell’azienda ospedaliera, ha tratto vantaggio da una rete di connivenze e collusioni tra la politica, l’imprenditoria e l’amministrazione”.

L’attività di ripristino della legalità portata avanti nel periodo di commissariamento straordinario si è incentrata sulla riorganizzazione della struttura amministrativa e sulla corretta gestione delle procedure di gara.

La procedura di accesso avviata nel luglio 2019 con riferimento all’Azienda sanitaria Napoli 1 si è invece conclusa con un’archiviazione. Nel comunicato del ministero degli Interni sono sottolineate le “irregolarità amministrative che hanno determinato evidenti disfunzioni nell’organizzazione e nella gestione delle attività della predetta azienda sanitaria, con particolare riguardo ai servizi forniti dal presidio ospedaliero San Giovanni Bosco”.

In sede parlamentare è stato sollecitato l’intervento ispettivo anche presso l’azienda sanitaria 3 di Napoli per verificare l’esistenza di forme di condizionamento dell’ente da parte della camorra. Ma l’interrogazione del giugno 2021 non ha avuto sinora risposta da parte del Governo.

Come la ‘ndrangheta condiziona le strutture sanitarie calabresi

L’Azienda provinciale di Reggio Calabria è stata – insieme ad altre – al centro di verifiche nell’ambito di infiltrazioni mafiose. Le relazioni sottolineano innanzitutto il “caos organizzativo e gestionale” e la gravissima situazione di dissesto economico-finanziario. In materia di appalti lavori e forniture sono affidate a ditte già colpite da interdittiva antimafia. Ovvero sottoposte ad amministrazione controllata, grazie alla sistematica assenza della certificazione prevista dal codice antimafia. Assume rilievo anche la mancata o tardiva attivazione delle procedure disciplinari nei confronti dei dipendenti condannati in via definitiva per associazione mafiosa.

L’ultimo caso di scioglimento riguarda l’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. La commissione di accesso evidenzia la violazione, da un lato, delle disposizioni in materia di appalti di lavori, servizi e forniture; dall’altro, la sistematica elusione della normativa antimafia, con l’affidamento degli appalti a ditte legate ai potenti clan locali. Le relazioni parlano di “totale controllo della struttura anche per lo stato di soggezione del personale medico e paramedico” da parte dei clan locali” e di “superficiale gestione amministrativa dell’azienda sanitaria”, con inevitabili conseguenze sia sulla qualità dei servizi che sulla situazione di forte disavanzo dell’ente.

Proprio i piani di rientro  dal deficit finanziario ed il superamento del contenzioso esistente sono stati al centro dell’azione dei commissari straordinari delle due aziende.

Commissariamento della sanità calabrese

In Calabria il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle aziende sanitarie si intreccia con il problema generale del grave disordine ed inefficienza del sistema sanitario. Recenti indagini della procura della Repubblica di Cosenza hanno investito ex dirigenti, ex direttori generali e personale amministrativo dell’Azienda provinciale di Cosenza, accusati di falso in bilancio. 

Tale situazione ha determinato il ricorso ad un lunghissimo periodo di commissariamento. Con la legge 25 giugno 2019, n° 60 sono state introdotte misure volte a consentire il rispetto dei livelli essenziali di assistenza ed il rientro dalla situazione di grave disavanzo finanziario, dotando il commissario straordinario di poteri straordinari. È stata disposta la verifica dei direttori generali e dei direttori amministrativi e sanitari al fine della loro eventuale sostituzione con un commissario ad acta; per l’affidamento di lavori e la fornitura di beni e servizi le strutture sanitarie calabresi devono avvalersi della Consip e delle centrali di committenza di altre regioni.

Pandemia e mafie

La pandemia ha prodotto per le organizzazioni criminali molti più soldi nel settore della sanità. Come evidenziato dalla relazione del giugno 2021 della Commissione antimafia, le mafie hanno approfittato dell’emergenza covid per rafforzare le loro capacità di penetrazione nel tessuto socioeconomico. Anche attraverso l’aggressione di imprese in difficoltà economica. Per quanto concerne, in particolare, il settore medico-sanitario e farmaceutico l’interesse si è rivolto ai settori delle forniture e dei servizi direttamente legati al Covid-19.

E la politica sulla sanità che fa?

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