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Analisi estremamente seria della situazione politica italiana. 

Altro che quotidiani, settimanali e mensili. Altro che editorialisti politologi, sociologi e psicologi. Altro che giovani. Altro che. Punto. L’analisi della situazione politica italiana la si può capire leggendo i post dei nostri politici locali. Appena eletto Napolitano ci siamo messi a lavoro e seguito i post di alcuni dei politici abruzzesi fino ad oggi, dopo che il presidente della Repubblica ha fatto il suo discorso d’insediamento: ne è venuto fuori un quadro più che deprimente. Oseremmo dire devastante. Iniziamo. È sulla bacheca del grande amico Antonio Razzi si trovano analisi politiche di tutto rispetto tipo:«Discorso del Presidente» con tanto di foto di Napolitano e frasi con un forte carico istituzionale:«Giuramento del Presidente Giorgio Napolitano» con foto. Il suo amico fraterno Scilipoti sempre su facebook scrive:«Per ricompattare le correnti del partito, il PD ha deciso di anticipare la stagione dei saldi, affidando il paese alle cure dello “svenditore” Prodi». Puntuale e preciso nel descrivere la situazione politica italiana. A questo punto sorvoliamo la pagina face della Pelino per evitare un’intolleranza alimentare al confetto e passiamo a quella di Silvio Paolucci che esprime un soddisfatto:«Orgoglioso di Napolitano». Aggiungiamo: ma non di Bersani e chissà se di D’Alema. E il “sempretriste” Legnini che dice? «Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica Italiana. Aiuterà l’Italia malata ad organizzare risposte urgenti di Governo ai drammi sociali ed economici e ad avviare riforme profonde delle nostre Istituzioni. Parlare di Golpe a fronte del 73% dei voti in Parlamento significa sparlare. Organizzare la marcia su Roma in nome del colpo di stato è sintomo di arroganza e ignoranza democratica non libera manifestazione del pensiero e del dissenso, che al contrario è ovviamente sacrosanta». Certo che se le risposte urgenti le darà Napolitano insieme a Legnini alla velocità con cui parlano, allora il futuroi sarà già passato domani. Poi ci posizioniamo sulla bacheca di Fabrizio Di Stefano e leggiamo un attacco alla Stefy:«Bell’esordio per la Pezzoane!!!…….stasera “Porta a porta” ha chiuso con una chiosa sul suo atteggiamento….non c’e’ che dire! ……e speriamo che domani, scampato il pericolo Prodi, il Pd trovi un briciolo di raziocinio…». Lo abbiamo copiatoeincollato così com’è…allora? Sapete chi è la “Pezzoane”? Sicuramente parente della Stefy. Poi la “chiusa con la chiosa” mi sembra un rap di fabri fibra. Gianluca Vacca del 5 stelle lo troviamo sempre a incazzarsi e anfarsi il fegato amaro con il quotidiano “Il Centro” del tesserato numero del Pd. Consigliamo a Vacca di non continuare su questa strada perché potrebbe finire per sposare le teorie di Di Stefano.

Poi arriva anche il post del sempre gioioso Camillo D’Alessandro che «Ho detto quanto pensavo su PD ed elezione del Presidente della Repubblica oggi in una intervista pubblicata su Libero». Non ve l’aspettavate eh? Ammettetelo, è stato un colpo basso. Anche Camillo “se la tira” da politico nazionale e ormai affida le sue dichiarazioni a giornali carta igienica. Ma come? Ci ha sfracassato su face con le sue dichiarazioni al vetriolo sul Pd, in televisione passeggiando dentro la Camera in stile “vasca domenicale” e ora si affida alla melma giornalistica della destra reazionaria? «Dopo quanto accaduto io non credo che il PD abbia il diritto di esprimere un’altra candidatura . Il partito che ha bruciato prima Marini ( che ho votato) e poi Prodi ( che ho votato) non ha più alcun diritto. Ora il PD faccia l’unica cosa possibile, chieda scusa al Paese. Il partito delle faide, degli ex ,dai veti incrociati fatto da vecchi e da giovani vecchi. La portavoce del segretario che lo smentisce , Orfini che dichiara, l’altro che lo smentisce, Civati che pontifica, ma che gente e’ questa. Ho visto cose incredibili , gente che applaude la mattina e tradisce il pomeriggio . Questa classe dirigente non merita la passione ed il dolore di chi li ha mandati ad essere classe dirigente del partito e del paese». Profetica giunge la riflessione del presidente della Regione Gianni Chiodi che, dopo essersi ritagliato tutti i fotogrammi dei tg che lo hanno ospitato, scrive sul suo facebook:«Il diritto di un uomo di lavorare quanto desidera, di spendere ciò che guadagna, di avere delle proprietà, di avere uno Stato che è al suo servizio e non è il suo padrone: queste sono le cose che rappresentano l’eredità britannica. Sono l’essenza di un’economia libera. E su quella libertà tutte le altre dipendono. Ma noi vogliamo un’economia libera, non solo perché garante delle nostre libertà, ma anche perché è il miglior sistema di creazione di ricchezza e prosperità per l’intero Paese. È solo da questa prosperità che attingiamo le risorse per erogare servizi migliori alla comunità….». Vuoi vedere che il Gianni mondiale, risanatore anche del debito della sanità su marte, è pronto per iscriversi al Movimento cinque stelle? Ed ora, dopo il discorso d’insediamento del non giovane Napolitano scrive:«Un discorso straordinario, storico, pragmatico come mai accade in situazioni formali dove la retorica e il buonismo la fanno da padrone. Un j’accuse che non ha lasciato fuori nessuno: partiti, grillismo, campagne mediatiche ma anche il riconoscimento che la democrazia non può prescindere dai partiti rinnovati. Un riconoscimento ai presidenti delle regioni che hanno parlato da uomini delle istituzioni e di governo e non da rappresentanti di partiti, una equiparazione, di fatto, del loro ruolo edi quello delle assemblee legislative regionali a quello del governo centrale e del parlamento nazionale. L’invito pressante a dare un governo al Paese facendo i conti con la realtà di un risultato elettorale che, piaccia o non piaccia, non consente a nessun partito o coalizione omogenea di avere i numeri per governare. Questa realtà non può essere obnubilata qualsiasi sia il patto che ciascuna forza politica ha stabilito o rappresentata ai suoi elettori durante la campagna elettorale. La realtà e’ realtà. Altrimenti, in democrazia, non vi è che la strada del ritorno al voto». È troppo, devo fermarmi qui e andare in bagno.


di Antonio Del Furbo

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