Il processo Hydra svela un “consorzio lombardo delle mafie” capace di infiltrarsi nell’economia e nella politica del Nord.
“Milano come la Calabria.” La frase pronunciata dai pm antimafia Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane durante la requisitoria del processo Hydra ha il peso di una condanna simbolica.
Secondo l’accusa, nel capoluogo lombardo si è radicato un sistema mafioso confederativo, definito dagli inquirenti “né più né meno che quello calabrese”.
L’origine dell’inchiesta
Il maxi procedimento, nato dall’inchiesta del 2023 che portò a decine di arresti e perquisizioni, vede oggi 146 imputati, di cui 77 hanno scelto il rito abbreviato e 59 il rito ordinario, mentre altri puntano al patteggiamento.
La requisitoria si concluderà con le richieste di condanna tra due giorni, mentre le difese parleranno il 17 e il 28 novembre, davanti al giudice Emanuele Mancini.
L’accusa parla di una vera alleanza operativa tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, unite non solo per estorcere, ma per infiltrarsi nei settori vitali dell’economia lombarda: sanità, edilizia, logistica e politica.
Un quadro inquietante che descrive un Nord tutt’altro che immune dalle dinamiche mafiose tradizionalmente associate al Sud.
Gli imputati
Tra gli imputati figurano nomi pesanti: Giuseppe Fidanzati, figlio dello storico boss di Cosa nostra Gaetano Fidanzati, e i fratelli Bernardo, Domenico e Michele Pace, legati al mandamento di Trapani sotto la guida di Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro.
Parrino, invece, è nel filone di udienza preliminare.
Agli atti del processo sono stati acquisiti anche i verbali del nuovo collaboratore di giustizia William Alfonso “Scarface” Cerbo, con sei interrogatori che dettagliano affari da milioni di euro, estorsioni, traffici di droga e contatti con l’imprenditoria lombarda.
Il Tribunale del Riesame ha già riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa (art. 416-bis), e la Cassazione ha confermato il quadro del cosiddetto “sistema confederativo”.
Se Milano è davvero “come la Calabria”, allora la domanda è inevitabile: quanto a fondo le mafie hanno già toccato gli appalti, le cliniche e i cantieri del Nord Italia?
La risposta, ancora una volta, passa dalle aule di giustizia.