"Io, massacrato nella caserma Levante". Hikim oggi è minacciato dai secondini: "Se parli torni in Marocco"

“Calci nello stomaco, pugni, schiaffi forti. E mentre mi pestavano, quello là, Montella, rideva. Si abbracciava con gli altri…”. Hicham Hikim risponde al telefono dal Centro di permanenza rimpatri di Gradisca d’Isonzo dove è arrivato il 12 luglio scorso. E racconta la sua versione sulla caserma Levante.

Ha passato un anno e mezzo in carcere nel carcere di Piacenza per spaccio di hashish. È cittadino marocchino, da otto anni è in Italia e conosce bene l’appuntato e i metodi della caserma Levante. Perché il 30 ottobre 2017 è stato proprio Giuseppe Montella ad arrestarlo, insieme a Valentina, la fidanzata italiana, in un giardino di Piacenza.

In questi tre anni Hicham ha scelto il silenzio. Non ha denunciato alcuna violenza, né al processo né agli assistenti psico-sociali che lo hanno accolto a luglio nel Cpr. Dopo aver saputo dell’inchiesta di Piacenza, invece, ha deciso di parlare. Anche se la decisione gli sta creando problemi. “Qualche giorno fa le guardie mi avevano detto ‘niente Marocco, tornerai a Piacenza entro 45 giorni’. E invece ora che si è sparsa la voce che voglio raccontare la verità, sono tornate per dirmi: ti rimpatriamo nel tuo Paese”. La sua versione dei fatti è, in queste ore, all’attenzione degli investigatori. Hikim aveva un precedente per spaccio. “Non ho mai venduto un grammo di droga: i carabinieri sono arrivati mentre, a casa di un amico, consumavamo cocaina”.

Sono passati tre anni dal suo arresto, ma i fatti li ricorda bene Hikim. “Ero in quel parco con Valentina e stavamo fumando una canna insieme a un ragazzo che si era avvicinato” racconta a Repubblica. “Dopo un po’ si è avvicinato Montella con altri due uomini, uno pelato e uno che si chiama Crepa, l’unico per bene. Si sono presentati come carabinieri e hanno invitato me e Valentina a seguirli in caserma. Mentre hanno lasciato l’altro ragazzo sulla panchina. Penso fosse il loro informatore”.

I due vengono condotti in caserma. “Ci hanno perquisito e non hanno trovato niente, se non quella canna. Ero così tranquillo che abbiamo chiesto di andare via. Valentina, che all’epoca lavorava da Amazon, aveva il turno in magazzino”.

Montella, però, ha una proposta da fare. “Se tu mi aiuti, io ti aiuto” dice a Hikim. “Fammi beccare qualcuno che ha la cocaina e io ti faccio andare via”. Hikim risponde: “Faccio tutto, ma non l’infame”. E a quel punto la vicenda precipita. “A quel punto mi hanno cominciato a picchiare in tre: Montella, uno pelato e robusto, e un altro con gli occhi azzurri. Mi hanno dato tante botte. Schiaffi, forti in faccia. Pugni. Poi sono caduto per terra e mi hanno preso a calci nello stomaco. Poi è arrivato un altro carabiniere, penso fosse una specie di comandante, e mi ha detto: mettiti faccia al muro. Io l’ho fatto. E sono rimasto a lungo così: ogni volta che passava qualche carabiniere alle mie spalle, mi dava uno schiaffo”.

Hikim non poteva fare molto. “Gridavo, ma ho capito subito che non mi avrebbe aiutato nessuno. Montella, a quel punto, ha riprovato a convincermi: ‘L’unica possibilità che hai per andare via da qui è darci una mano’. Ma io non volevo lavorare per loro, perché non sono un infame. Gliel’ho detto. E lui mi ha picchiato ancora. A quel punto gli ho detto: ‘Non puoi mandarmi in carcere per una canna’, perché io avevo soltanto quella in tasca. Una canna! Montella però ha messo le mani in tasca e ha preso un pezzo di fumo. E mi ha detto: ‘Questo è il tuo, ora vai in carcere’. Ci sono rimasto per tre anni”.

I carabinieri della caserma Levante riferirono in conferenza stampa di aver arrestato e la ragazza per 11 grammi di hashish venduto a un ragazzo con il passeggino. E che Valentina, la sua fidanzata, aveva anche un trita erba e un bilancino di precisione.

“Tutte cavolate. Ma voi ve li vedete due ragazzi che, prima di andare al lavoro, vanno in un parco anche con un trita erba e un bilancino? Che fai, pesi la droga sulla panchina?”.

Perché parlare ora? “Perché prima avevo paura. E perché soltanto ora, davanti a tutta l’Italia che si è accorta chi erano Montella e quelli della Levante, forse la parola di un ragazzo marocchino può avere un peso contro quella di uomini in divisa”.

Di Antonio

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