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Se il commerciante va in ferie, il Fisco vuole saperlo

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Le informazioni per il Fisco non sono mai abbastanza cosicché, come se non bastasse, il commerciante dovrà fornirgli altre informazioni. Lui, il Fisco, vuole sapere anche quando sei malato o in ferie. 

Per i pochi che sopravvivono alla scure delle tasse, arriva la mazzata finale: il controllo delle vacanze. Dopo l’obbligo di emettere lo scontrino telematico, lo Stato non si accontenta e pretende di conoscere dall’esercente anche le chiusure settimanali e le ferie. Deve insomma pattuire con il potere pubblico quando decide di chiudere o più banalmente farsi una vacanza.

La comunicazione è obbligatoria e se non avverrà il commerciante rischierà una sanzione.

Multa che certificherà la mancanza di libertà di un libero professionista. Dunque, secondo il diktat del governo, il commerciante dovrà gestire in maniera condivisa con l’Agenzia delle entrate anche i casi di interruzione dell’attività. Vale a dire le ipotesi di chiusura settimanale, chiusura domenicale, ferie, chiusura per eventi eccezionali (esempio malattia, infortunio, ecc.), attività stagionale, qualsiasi altra ipotesi di interruzione della trasmissione (non causata da malfunzionamenti tecnici dell’apparecchio).  

I guai per gli esercenti italiani sono tutt’altro che finiti.

Un meccanismo per cui la libera professione diventerà direttamente gestita e controllata dai burocrati e dai loro dipendenti. Ma i problemi non sono finiti. Si mettono sotto una lente i poveri contribuenti e si disincentiva l’apertura dei negozi: si strozza l’economia. E nel caso il registratore di casa non dovesse funzionare il commerciante dovrà richiedere tempestivamente l’intervento di un tecnico abilitato a sue spese.

Con il provvedimento il governo conta di incassare 1,2 miliardi di euro di mancato gettito.

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