Concorso alla Provincia di Chieti: chi vince?
Spread the love

La notizia è di quelle che, da sole, basterebbero ad aprire un dibattito pubblico serio: il concorso per amministrativi bandito dalla Provincia di Chieti e le graduatorie finali che vedono comparire nomi politicamente rilevanti.
A portare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica è stato Stefano Moretti, ex consigliere comunale, che ha acceso un faro su vincitori, parentele e ruoli istituzionali.

Da quel momento, la reazione è stata prevedibile: rassicurazioni, difese d’ufficio, comunicati in cui si ribadisce che “le procedure sono state trasparenti” e che “la politica non c’entra”.
Ma fermarsi al concorso, isolandolo dal contesto, significa raccontare solo una parte della storia.
Perché quel concorso nasce, si svolge e si conclude dentro un ente che negli ultimi anni non ha brillato né per capacità amministrativa né per limpidezza nella gestione delle proprie funzioni.

Ed è proprio questo il punto che merita di essere approfondito.


Il concorso e i nomi che fanno discutere

Partiamo dai fatti.
Tra i vincitori del concorso provinciale compaiono:

  • Giulia De Gregorio Porta, nipote del sindaco di Chieti Diego Ferrara
  • Tiziana Di Renzo, sindaca in carica di Lama dei Peligni

Due figure che non sono semplici cittadine qualunque.
Due persone che rivestono, direttamente o indirettamente, ruoli politici e istituzionali.

Nessuna accusa penale, nessuna scorciatoia narrativa: il tema non è l’illegalità automatica.
Il tema è l’opportunità, il contesto e la credibilità dell’ente che gestisce un concorso pubblico.

Quando un’istituzione ha alle spalle una lunga scia di vicende opache, è inevitabile che ogni atto amministrativo venga osservato con una lente diversa.


Provincia di Chieti e OPS: una gestione che ha creato imbarazzo

Per capire perché il concorso genera così tante perplessità, bisogna tornare indietro.
Alla OPS, la società in house che si occupa dei controlli sulle caldaie nelle abitazioni dei cittadini, partecipata per l’89,7% dalla Provincia di Chieti e per il restante 10,3% dal Comune.

Nel marzo 2024 la Procura di Chieti apre un’inchiesta che coinvolge cinque persone, tra cui il presidente e amministratore delegato Antonio Monaco e la vicepresidente Simona Torelli.
I reati ipotizzati sono peculato e abuso d’ufficio.

Parallelamente, anche la Corte dei Conti avvia accertamenti approfonditi.
E ciò che emerge non è un dettaglio marginale, ma un quadro che solleva interrogativi seri sulla capacità di controllo dell’ente pubblico socio di maggioranza.

I magistrati contabili evidenziano, tra le altre cose:

  • la scelta di nominare un consiglio di amministrazione invece di un amministratore unico, in controtendenza rispetto alle raccomandazioni sul contenimento dei costi;
  • compensi difformi rispetto alle schede tecniche ufficiali;
  • benefit e rimborsi spesa difficilmente conciliabili con i principi della spesa pubblica.

Solo 32 voci di spesa contestate superano i 91.000 euro, senza considerare i rimborsi.
Tra queste compaiono spese per caffè, cesti natalizi, pranzi “aziendali”, acquisti in pastifici, pasticcerie ed enoteche.

La domanda non è solo “chi ha speso”.
La domanda, molto più scomoda, è: chi doveva vigilare e non lo ha fatto?


I controlli mancati e la responsabilità dell’ente

OPS è una società pubblica.
La Provincia di Chieti ne è socio di maggioranza.
Esistono assemblee dei soci, revisori, collegi sindacali, dirigenti, atti formali.

Se per anni determinate spese passano senza rilievi, il problema non può essere ridotto a una questione individuale.
Diventa un problema strutturale, che riguarda la capacità dell’ente di esercitare il proprio ruolo di controllo.

Ed è qui che il collegamento con il concorso diventa inevitabile.

Un ente che non è riuscito a intercettare per tempo criticità così evidenti nella gestione di una propria partecipata, può davvero pretendere fiducia cieca quando assegna posti pubblici attraverso un concorso?


Aprile 2025: l’indagine dei Carabinieri Forestali

Come se non bastasse, nel 2025 un’altra vicenda contribuisce ad alimentare l’imbarazzo istituzionale.
Un’indagine del Nucleo Carabinieri Forestale di Villa Santa Maria porta alla luce uno smaltimento illecito di rifiutinell’ambito di un appalto pubblico della Provincia.

Il fresato d’asfalto, classificato come rifiuto speciale, viene abbandonato in un sito non autorizzato invece di essere conferito in discariche idonee.
Le immagini delle telecamere comunali documentano l’intera operazione.

Anche qui, l’attenzione non può fermarsi alla sola ditta appaltatrice.
Perché un appalto pubblico comporta obblighi di vigilanza.
E ancora una volta emerge una Provincia che non controlla, o controlla troppo tardi.


Il Comune di Chieti e un precedente che pesa

Il contesto si fa ancora più delicato se si guarda al Comune di Chieti.
Nel 2021, in piena crisi economica e con un piano di riequilibrio pluriennale in corso, l’amministrazione comunale approva aumenti di stipendio per sindaco, vice e assessori.

Il sindaco Diego Ferrara porta la propria indennità a 4.734 euro mensili, il vicesindaco a 3.550 euro, gli assessori a 2.540 euro.
Decisioni che arrivano mentre ai cittadini si chiedono sacrifici.

Nello stesso periodo, nello staff del sindaco entra anche il cognatoMario Antonio De Gregorio Porta, incaricato di attività di supporto alla rappresentanza e al cerimoniale.
Una nomina formalmente legittima, ma politicamente discutibile.

Ed è qui che il filo si chiude:
lo stesso cognome riappare oggi nella graduatoria del concorso provinciale.


La vera questione: credibilità e fiducia

Nessuna scorciatoia, nessun processo mediatico.
Ma una riflessione doverosa sì.

Il concorso alla Provincia di Chieti non può essere analizzato come un fatto isolato.
È l’ultimo tassello di un sistema amministrativo che negli anni ha mostrato falle evidenti nei controlli, nella gestione delle partecipate e nella vigilanza sugli appalti.

Quando la politica risponde che “non c’entra nulla”, dimentica che la credibilità delle istituzioni si costruisce nel tempo, attraverso comportamenti coerenti, controlli efficaci e trasparenza reale.

E finché queste condizioni non verranno ristabilite, ogni concorso, ogni graduatoria, ogni nomina continuerà a generare dubbi legittimi.

Non perché lo dice chi denuncia.
Ma perché lo raccontano i fatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Segnalaci la tua notizia