Dap-gate: "Bonafede non aveva titolo e interesse per mettere Di Matteo alla Direzione". Di Matteo: "Qualcuno non era d'accordo"

L’ex senatore a 5 stelle, Mario Giarrusso, ci va giù duro sulla vicenda del Dap-gate. Fa accuse precise e circostanziate rivelando retroscena fino ad oggi sconosciuti.

“Quel posto Bonafede a Di Matteo non poteva offrirglielo” spiega Giarrusso durante la trasmissione Quarta Repubblica. “Quello non solo era un posto già occupato, ma non era nella disponibilità ministeriale” precisa il senatore ora al Gruppo misto. E incalza: “Di Matteo avrebbe dovuto fare un concorso per accedere a quel posto” aggiunge Giarrusso che precisa: “Bonafede avrebbe fatto un illecito se avesse sistemato Di Matteo alla direzione del Dap senza concorso”.

Bonafede e gli amici di Palamara

L’ultimo colpo ben assestato Giarrusso lo sgancia alla fine: “Bonafede si è circondato di fedelissimi di Palamara”. “Non c’era volontà politica di combattere la mafia e non era in agenda. In commissione antimafia stiamo scandagliando le responsabilità”.

L’incontro tra Zagaria e Basentini

Nei giorni scorsi è uscito un documento in cui si è appurato dell’incontro in carcere tra tra il capoclan, Michele Zagaria, e l’ex capo del Dap, Francesco Basentini, dimessosi dopo la bufera sulle scarcerazioni di 500 mafiosi dalle carceri tra cui Pasquale Zagaria, fratello proprio di Michele. Un incontro, riferisce Giarrusso, a cui avrebbe partecipato anche una terza persona mentre non vi avrebbero preso parte ufficiali del Gom (Gruppo operativo mobile), reparto della polizia penitenziaria alle strette dipendenze del Dap. A parlare dell’incontro è proprio Michele Zagaria nel corso di un colloquio con le sorelle che vanno a trovarlo in carcere. Il mafioso si vanta della visita di “uomini dello Stato”  che erano accorsi nella sua cella.  

Dap-gate: Bonafede riferì che ci furono mancati gradimenti sulla nomina di Di Matteo

Il “papello” 

Il senatore parla di un “papello” di 8 punti acquisito dai magistrati che stanno indagando sulle rivolte nelle carceri dei mesi scorsi. All’interno del documento, “redatto ai primi di marzo nel carcere di Salerno”, ci sarebbero state alcune delle richieste dei rivoltosi, confluite poi nella circolare del 21 marzo con la quale sono stati scarcerati quasi 500 mafiosi, tra cui Pasquale Zagaria. Circolare, tra l’altro, non firmata da Basentini ma da Assunta “Susi” Borzacchiello, responsabile del cerimoniale del Dap. Di qui la richiesta di chiarimenti a Bonafede su un’eventuale “trattativa tra il DAP e i detenuti rivoltosi al fine di far cessare le rivolte nelle carceri”.

Servizi segreti, Zagaria e l’ex capo del Dap Basentini. Spunta il “papello” per far cessare le rivolte nelle carceri

Nino Di Matteo: “Bonafede mi fece intendere del mancato gradimento”

Il fatto è che Nino Di Matteo, alcuni giorni fa in audizione in Commissione parlamentare antimafia, ha riferito che “Per il Dap il ministro Bonafede mi fece intendere che ci fu diniego o mancato gradimento”.

Insomma, Di Matteo disse ad Alfonso Bonafede che non intendeva accettare l’incarico come direttore degli Affari penali di via Arenula. E il ministro rispose: “Dottore, ci pensi bene. Perché per quest’altro incarico non ci sono dinieghi o mancati gradimenti che tengono“. “Una frase assolutamente precisa le cui parole io non posso equivocare, né allora e nè ora. Mi fece capire che per la soluzione di capo del Dap aveva ricevuto delle prospettazioni di diniego o mancato gradimento“, ha spiegato il magistrato, ripetendo la sua versione dei fatti sui colloqui del giugno di due anni fa davanti alla commissione Antimafia.  

La proposta di Di Maio di fare il ministro

“Di Maio mi propose di fare il ministro” riferisce ancora Di Matteo in audizione. Per DI Matteo era pronta la poltrona di ministro della Giustizia prima, e quello dell’Interno poi. In due incontri, uno a Palermo e uno a Roma, entrambi precedenti alle elezioni politiche del 2018 l’allora candidato premier propose al magistrato di entrare in un possibile governo dei 5 stelle. Ipotesi poi tramontata: il ministro della giustizia sarebbe diventato Bonafede, mentre al Viminale sarebbe andato l’alleato Matteo Salvini. “Successivamente – ha detto Di Matteo – io non ho mai chiesto perché non mi avessero cercato più perché io non ho mai chiesto niente a nessuno. Nel momento in cui vengo chiamato dal ministro Bonafede, però, io immagino che il ministro sappia che mi era stato proposto di fare una cosa da fare accaponare la pelle, cioè il ministro dell’Interno. Ecco perché poi quando mi si dice al mancato gradimento o al diniego, io non posso aver frainteso come qualcuno lascia intendere”.

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