Elisabetta Trenta

Elisabetta Trenta, la bugia sul canone: pagava 141 euro al mese

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Dopo lo scandalo della casa vista San Giovanni, Elisabetta Trenta ha preso la decisione di traslocare.Per evitare di essere buttata fuori anche dal Movimento, l’ex ministro della Difesa ha ceduto alle pressioni dei vertici politici del suo partito.

Una vicenda che, tra l’altro, continua ad arricchirsi di nuovi elementi.

Nella relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori sull’alloggio di servizio che aveva ottenuto quando era ministro e poi ha fatto assegnare al marito, si legge che il canone mensile di affitto era di 141,76 euro. Si tratta, dunque, di una somma ben al di sotto di quella dichiarata dalla stessa Trenta che aveva sostenuto di pagare “Oltre 540 euro, che è tanto”. Il caso si chiude ma, al momento, rimane aperta l’inchiesta.

Nella prima mattinata di ieri la Trenta si arrende e parla anche a nome del coniuge.

“È tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo”. Così la Trenta a Radio24 che, parlando anche a nome del marito, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli, aggiunge: “Nulla ci fa sentire in imbarazzo, lo facciamo per salvaguardare la serenità della famiglia, spero che questo atto di amore serva a tacitare la schifezza mediatica che è caduta su di me”. Domenica aveva detto di aver “spiegato a Di Maio come stanno le cose”, e su quel chiarimento precisa: “Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. Mi è dispiaciuto che, prima di parlare e giudicare, nessuno mi abbia chiamata per chiedermi come stanno le cose. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla”.  

L’indagine

Ora l’indagine amministrativa dello Stato maggiore e della Procura militare stabilirà se la procedura sia stata corretta. Un dato è chiaro: l’assegnazione della casa sarebbe stata trasferita dalla moglie al marito. In quel 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, la Trenta è decaduta come ministro. Nemmeno 24 ore dopo il marito è stato nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Trenta — così come prevede la legge — aveva 90 giorni per liberare l’alloggio e tornare nel proprio appartamento al quartiere Pigneto. Il Corriere scopre, invece, che il 2 ottobre la pratica è stata chiusa e le carte relative a quella stessa casa sono state intestate a Passarelli.

Elisabetta Trenta, l’ex ministro della Difesa e il conflitto d’interessi grosso come una “casa”

“Passarelli aveva dichiarato di possedere un immobile a Roma e un altro a Campobasso che ai fini dell’assegnazione non rappresentava motivo ostativo perché il personale titolare di alloggio Asi può usufruire di un appartamento di servizio pur disponendo di proprietà alloggiativa nella stessa circoscrizione”. Così la versione fornita dallo Stato Maggiore.

Il canone mensile

Ora i magistrati dovranno accertare se davvero questo iter sia stato legittimo. La Difesa stabilirà invece se Passarelli abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio. In Parlamento si discuterà del canone mensile pagato dalla Trenta che, secondo quanto risulta alla Difesa, era “di 141,76 euro mentre vengono versati 173,19 euro per l’utilizzo del mobilio”. Totale 314,95 euro, arredamento compreso.

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