Inchiesta Marmodiv-Renzi, Taormina: “I documenti che inchiodano il giglio magico”

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“Oggi la Procura di Firenze ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini nel procedimento penale a carico dei coniugi Renzi”.

Così l’avvocato Carlo Taormina annuncia gli sviluppi intorno alla vicenda che ha portato all’arresto di Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex presidente del Consiglio e oggi leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Le accuse

Bancarotta fraudolenta e fatture false per evadere l’Iva e l’Ires. La Procura di Firenze ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, atto solitamente propedeutico alla successiva richiesta di rinvio a giudizio. Nel fascicolo ci sono 19 indagati per fatti connessi ai fallimenti delle cooperative Delivery Service Italia, Europe Service e Marmodiv, tutte riconducibili ai Renzi.

L’arresto

Proprio in seguito a questa inchiesta, i coniugi Renzi furono arrestati nel febbraio scorso, con l’accusa di aver “fatto sparire qualsiasi documentazione societaria delle cooperative fallite” in modo da nascondere i mancati versamenti delle imposte e le fatture per operazioni inesistenti. Gli arresti domiciliari nella loro villetta a Rignano sull’Arno (Firenze) furono poi revocati dal tribunale del Riesame. I giudici disposero però l’interdizione dall’attività imprenditoriale per otto mesi di Tiziano Renzi e Laura Bovoli.

Fatture gonfiate per 370mila euro

A Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono contestate fatture false per 370mila euro. Le fatture sarebbero state emesse dalla Marmodiv. La società, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata per “alleggerire” degli oneri previdenziali e fiscali le aziende della famiglia Renzi. Ai giudici i coniugi spiegarono di essere “due pensionati” e di non essere gli amministratori “di fatto” delle cooperative fallite. Le tre società fallite si occupavano di servizi alle imprese, compreso il volantinaggio o la consegna di materiale pubblicitario.

L’esposto di Maiorano ai Renzi: la “Marika” della Marmodiv

La donna che chiama il nemico numero uno di Matteo Renzi, Alessandro Maiorano, si presenta al telefono come Marika Pecchioli. Maiorano è il dipendente del Comune di Firenze che da anni, e senza risultati, cerca d’incastrare con denunce l’ex premier. “Lei – continua la donna al telefono – ci ha mai pensato a quanti soldi fanno questi signori portando al macero i volantini?”. “Gli organi preposti al controllo sono già venuti. Pensavo che questo potesse avvalorare…” racconta la donna la donna l’agosto scorso a Maiorano. Marika in realtà è Silvia Gabrielleschi e compare più volte nell’ordinanza che ha portato Tiziano Renzi e Laura Bovoli agli arresti domiciliari. Maiorano e la donna s’incontrano in un centro commerciale di Prato in cui, secondo quanto riporta il Fatto, viene mostrato una scatola piena di documenti sfuggiti alla perquisizione della Finanza effettuata nell’ottobre 2017.

Carlo Taormina: “Ci saranno sviluppi importanti”

“La chiusura delle indagini riguarda altre questioni su cui non è utile insistere” spiega ancora Taormina. “Un’indagine resa possibile solo all’impegno di Alessandro Maiorano che, con l’aiuto di una persona appartenente alla Marmodiv, la Polizia giudiziaria e la Procura di Firenze sono riusciti a ottenere questo risultato” precisa Taormina. “Maiorano -continua Taormina- ha presentato un’altra denuncia nei confronti di Matteo Renzi che, precedentemente, la Procura di Firenze aveva archiviato”. “Nella denuncia si fa riferimento ai finanziamenti arrivati a Matteo Renzi per la sua nuova attività politica e in cui compaiono i nomi del ‘giglio magico'”.

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