Loggia Ungheria: Piercamillo Davigo rinviato a giudizio
Loggia Ungheria: Piercamillo Davigo rinviato a giudizio
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Piercamillo Davigo, ex consigliere del Csm imputato per rivelazione di segreto di ufficio, è stato mandato a processo dalla gup di Brescia, Federica Brugnara.

Rinvio a giudizio per il caso della diffusione dei verbali coperti da segreto istruttorio resi dall’avvocato siciliano Piero Amara sulla presunta esistenza della loggia ‘Ungheria’. Il rinvio a giudizio nei confronti del magistrato in pensione e noto per essere stato il ‘Dottor Sottile’ del pool milanese ‘Mani Pulite’ coincide con il giorno del trentennale dell’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio, Mario Chiesa, da cui scaturì l’inchiesta Tangentopoli. In aula i pm avevano chiesto anche il rinvio a giudizio, del legale di Sebastiano Ardita, magistrato ancora in carica a palazzo dei Marescialli e che è parte civile,  e del difensore, Francesco Borasi.

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In mattinata si è anche celebrata l’udienza del processo in abbreviato per il pm milanese Paolo Storari, anche lui accusato dello stesso reato, in quanto nell’aprile 2020 consegnò a Davigo quei verbali di Amara per autotutelarsi dalla, a suo dire, inerzia dei vertici della procura milanese. I pm hanno chiesto per lui una condanna a sei mesi, il minimo della pena prevista. Il giudice potrebbe decidere già entro sera, mentre per Storari la decisione è rinviata al 7 marzo.

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I pm di Brescia Donato Greco e Francesco Milanesi avevano insistito con la richiesta di rinvio a giudizio, stessa richiesta è stata avanzata dal legale di Sebastiano Ardita, parte civile, mentre la difesa ha ribadito che Davigo ha agito nel rispetto delle regole ed ha chiesto il proscioglimento.

Il capo d’imputazione

In base al capo di imputazione Davigo “consegnava, informalmente e senza alcuna ragione ufficiale, ma al solo scopo di motivare la rottura dei propri rapporti personali con il consigliere Sebastiano Ardita, copia degli atti in questione al consigliere del Csm Giuseppe Marra, dopo averlo informato del loro contenuto, incaricandolo di custodirli e di consegnarli al comitato di Presidenza, qualora glieli avesse richiesti”.

Oltre a ciò avrebbe riferito a un altro componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Ilaria Pepe,

“sempre in assenza di una ragione ufficiale, ma per suggerirle di ‘prendere le distanze dal consigliere Ardita, il contenuto delle dichiarazioni rese” da Amara, “invitandola a leggerle; riferiva, in assenza di una ragione d’ufficio, al dichiarato scopo di ottenere un giudizio sull’attendibilità” di quei verbali che gli erano stati consegnati da Storari per “autotutelarsi”, a suo dire, dal rallentamento alle indagini voluto dai vertici della procura di Milano.

Dichiarazioni confidenziali al senatore Morra

Per l’accusa Davigo avrebbe parlato, pur in modo confidenziale, delle dichiarazioni di Amara al senatore Nicola Morra ad altri consiglieri del Csm, come Giuseppe Cascini, Fulvio Gigliotti, Stefano Cavanna – al quale avrebbe detto che nell’indagine sulla presunta loggia era “coinvolto” Ardita- e il vice presidente David Ermini, al quale avrebbe dato

“copia degli atti (…), al di fuori di qualunque ufficialità al punto che Ermini, ritenendo irricevibili quegli atti ed inutilizzabili le confidenze ricevute, immediatamente distruggeva detta documentazione”.

Durante la scorsa udienza Davigo aveva chiesto di essere interrogato e aveva difeso la sua condotta:

Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto nel rispetto della legge” la posizione dell’ex pm.

I due magistrati sono imputati per il caso della consegna dei verbali segretati dell’ex avvocato esterno di Eni condannato per corruzione in atti giudiziari e indagato da più procure, sulla presunta loggia Ungheria che Storari consegnò a Davigo nell’aprile 2020 per “autotutelarsi” dalla presunta inerzia dei vertici della procura di Milano. Sul punto il gip di Brescia che ha archiviato l’indagine a carico dell’ex procuratore Greco ha detto che la procura non fu inerte.

Storari, stando alla sua difesa, consegnò i verbali con lo scopo di essere tutelato lamentando l’inerzia dei vertici del suo ufficio, tenendo una “condotta legittima”. L’avvocato Paolo Della Sala per questo motivo ha chiesto al gup di assolvere il pubblico ministero imputato per rivelazione del segreto d’ufficio nel processo in abbreviato.

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