Tra Di Maio e Berlusconi è scoppiato l'amore.

Lontani i tempi in cui il povero Silvio era “il mafioso di Arcore” e Di Battista, un po’ meno ridicolo di oggi, andava nel cuore pulsante della Brianza a leggere la sentenza che condannava Berlusconi. Oggi, evidentemente, tra Di Maio e Berlusconi c’è del tenero.

C’è una poltrona da tenersi stretta perché, seppur la povertà sia stata abolita, i benefici del Parlamento rimangono enormi. Il potere logora. O meglio, come diceva un altro papabile alleato di Di Maio – peccato sia morto – “il potere logora chi ce l’ha”. E in fondo il pupazzetto del ministero degli Esteri avrebbe potuto imparare molto da nonno Giulio. Forse troppo.

Intanto Di Maio ha imparato quel poco per rimanere a galla nell’acqua torbida della politica. E così per lui Silvio non è più il caimano e “il vecchio leader che ha fatto il suo tempo, e rischia il ridicolo”. No no. Anzi. È qualcosa di straordinariamente più grande. È un uomo che gli permetterà di continuare a stare seduto sulla poltrona, non quella della tribuna del San Paolo, ma bensì in una di quelle delle due camere del Parlamento. Anche perché gli amici sono ancora tanti da sistemare.

“Io sono sempre stato un promotore del dialogo” con Silvio Berlusconi, com’è legittimo che sia nel Paese messo in ginocchio dalla pandemia. Lui, Luigi, con la sua faccia di bronzo si riscopre uomo del dialogo (mai con il Pd, mai con la Lega, mai con Berlusconi e mai con il partito di Bibbiano, cit.). Di Maio è quello che voleva processare il presidente della Repubblica e ora, ai suoi quattro elettori incapaci di intendere e di volere, regala anche questa perla. Che ovviamente i Gigi boys si berranno.

L’omino che ha sistemato tutta Pomigliano oggi non vuole chiedere più l’impeachement per Mattarella e, anzi, vuole imitarlo perché, chissà, un giorno sogna di prendere il suo posto. Gigi accoglie la richiesta del dialogo di Mattarella. Ne è ben felice. La sua poltrona traballa ed è per questo che va fatta la cosa buona e giusta: amare Silvio. Le prove tecniche, tra l’altro, sono iniziate proprio qualche giorno fa quando i 5 stelle hanno approvato il “salva-Silvio” strappando Mediaset alla concorrenza francese.

Gigi auspica, sogna, telefona, scrive, messaggia. Vuole attrarre a sé Forza Italia un po’ per disarticolare così il centrodestra a prevalenza sovranista; un po’ per rafforzare l’asse di maggioranza. Il punto d’incontro è la legge di Bilancio che tanto ha fatto imbufalire un uomo inutile come Vito Crimi. Infatti il dialogo tra Berlusconi e Tajani da un lato e il Pd e M5S dall’altro guadagna sempre più metri verso il traguardo.

Una Forza Italia necessaria oggi, in Parlamento e fuori, sia per questione di numeri, soprattutto in Senato, dove ci sarebbe bisogno di un consolidamento, sia per le sue caratteristiche e ambizioni di formazione moderata e riformista.

Lontani i tempi in cui Silvio definiva Gigi “un bel musino per la tv, ma un ragazzino senza mestiere”, e Berlusconi che veniva ricambiato dall’allora vicepremier del Conte 1 con un “farebbe bene a mettersi da parte ormai: ha fatto tanti danni, può diventare patetico”.

Di Antonio Del Furbo

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