Carrefour e il boicottaggio: cosa c'entra con Gaza?
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Il movimento BDS accusa il colosso francese della grande distribuzione di complicità con il sistema israeliano di occupazione. In Italia, proteste nei supermercati e una settimana di mobilitazione nazionale.

Il 21 dicembre scorso, una data apparentemente ordinaria per molti, ha rappresentato invece un momento di svolta nella mobilitazione internazionale a sostegno del popolo palestinese. Il movimento BDS Italia (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) ha lanciato una giornata di protesta nazionale contro Carrefour, il gigante francese della grande distribuzione. Al centro della protesta, l’accusa di complicità con quello che BDS definisce il “sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid”.

Cos’è il BDS e perché punta il dito contro Carrefour?

Il movimento BDS nasce nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese con l’obiettivo di esercitare pressione nonviolenta su Israele affinché rispetti il diritto internazionale e i diritti umani del popolo palestinese. Si ispira al modello che ha contribuito a far cadere l’apartheid in Sudafrica.

Nel caso specifico, BDS accusa Carrefour di aver stretto nel 2022 un accordo di franchising con due aziende israeliane: Electra Consumer Products e Yenot Bitan, entrambe operanti all’interno degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. La Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato tali insediamenti illegali nel luglio 2024, sottolineando come qualsiasi forma di supporto o riconoscimento agli stessi costituisca una violazione del diritto internazionale.

Carrefour e le collaborazioni controverse

Oltre agli accordi di franchising, Carrefour ha sviluppato partnership tecnologiche con almeno sei startup israeliane attive nei settori dell’intelligenza artificiale e della cyber security, comparti considerati strategici nel supporto all’apparato di controllo e sorveglianza nei territori occupati.

Durante la guerra a Gaza iniziata nell’ottobre 2023, Carrefour-Israel, filiale del gruppo, ha fornito razioni alimentari all’esercito israeliano, gesto interpretato da BDS come un atto di sostegno diretto alle operazioni militari.

Gaza: numeri di una catastrofe umanitaria

Secondo i dati aggiornati del Ministero della Salute di Gaza, dall’inizio del conflitto sono stati uccisi oltre 45.000 palestinesi, di cui circa 16.000 donne e bambini. Il tasso di mortalità è drammaticamente alto: 250 persone al giorno in media, un numero che rende questa guerra la più letale del XXI secolo.

La popolazione civile è allo stremo. Interi quartieri sono stati rasi al suolo, le infrastrutture sanitarie sono al collasso e l’accesso a beni primari come acqua, cibo e medicinali è compromesso. In questo scenario, le denunce di crimini di guerra si moltiplicano.

La mobilitazione in Italia: l’azione a Torino

Nel pomeriggio del 21 dicembre, a Torino, un gruppo di attivisti di BDS Italia e Ultima Generazione ha messo in atto un’azione simbolica presso il Carrefour di corso Montecucco. I manifestanti hanno riempito i carrelli come comuni clienti, per poi bloccare le casse ed esporre bandiere palestinesi e striscioni.

L’obiettivo era chiaro: denunciare la complicità dell’azienda nella guerra a Gaza e l’impennata dei prezzi alimentari. L’iniziativa si inseriva nella settimana internazionale di boicottaggio di Carrefour, in programma dal 21 al 28 maggio, che ha visto mobilitazioni anche in altri paesi.

Oltre la Palestina: il bersaglio è anche il sistema GDO

La protesta, tuttavia, ha messo in luce anche un’altra dimensione: quella della critica al modello della grande distribuzione organizzata (GDO). Secondo gli attivisti, Carrefour e le altre multinazionali del settore stanno lucrando sulla crisi economica e climatica, speculando sui prezzi e penalizzando i piccoli produttori.

La campagna “Il Giusto Prezzo” chiede:

  • un controllo dei prezzi alimentari da parte delle istituzioni,
  • una riforma del modello agricolo in chiave sostenibile,
  • una tassazione sugli extraprofitti delle grandi aziende, anziché un aggravio fiscale sui cittadini.

Carrefour si difende, ma il fronte del boicottaggio cresce

Il gruppo Carrefour ha cercato di prendere le distanze dalle attività della sua filiale israeliana, affermando che ogni entità opera in modo autonomo. Tuttavia, secondo BDS, l’intera catena di responsabilità è compromessa. Fintanto che Carrefour manterrà rapporti commerciali con aziende coinvolte negli insediamenti illegali, sarà considerata complice delle violazioni dei diritti umani.

Cosa chiede BDS a Carrefour?

Le richieste sono chiare:

  1. Terminare ogni partnership con Electra Consumer Products e Yenot Bitan;
  2. Interrompere ogni collaborazione con start-up israeliane coinvolte nel sistema di sorveglianza e controllo;
  3. Cessare la vendita di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali.

Una scelta anche personale

Boicottare Carrefour, secondo BDS, non è solo un atto politico ma anche etico. Si tratta di una presa di posizione consapevole che coinvolge tutti noi come consumatori. Ogni acquisto può diventare un gesto di sostegno o di opposizione a un sistema.

Guardare ai bambini di Gaza, ai loro occhi smarriti, ai corpi straziati dalle bombe, dovrebbe spingerci a riflettere su dove va a finire il nostro denaro quando compriamo un pacco di pasta o una bottiglia d’acqua.

Che si condivida o meno la linea del BDS, resta il fatto che il conflitto israelo-palestinese è arrivato fino alle corsie dei nostri supermercati. E oggi più che mai, anche il carrello della spesa può diventare uno strumento di lotta.

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