Casalbordino, la colonia dimenticata: da rifugio per bambini e anziani all'abbandono
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Costruita con i sacrifici della comunità di Castel di Sangro, l’ex colonia marina di Casalbordino è oggi un relitto abbandonato. Ma c’è chi vorrebbe trasformarla in hotel, rischiando di cancellare una memoria collettiva ancora viva.

Una casa sul mare, costruita con amore

C’era una volta una colonia sul mare, costruita non da uno Stato, né da una grande impresa, ma da una comunità intera: quella di Castel di Sangro.
Negli anni in cui le vacanze erano un privilegio di pochi, i parroci don Dante Rossi e don Alfonso Cerrone guidarono uno sforzo collettivo che oggi sarebbe impensabile: realizzare una struttura per dare ai bambini, ai ragazzi e agli anziani l’opportunità di respirare l’aria del mare.

La colonia marina di Casalbordino era questo: un luogo di riscatto, di incontro, di crescita. Un ponte tra le montagne e la costa. Un piccolo miracolo sociale affacciato sull’Adriatico.


Un passato vivo nella memoria di molti

Per decenni, durante le estati, centinaia di bambini partivano da Castel di Sangro per raggiungere questa colonia. Le giornate erano scandite da giochi, pasti condivisi, momenti di preghiera, amicizie nate sulla spiaggia.
Molti degli adulti di oggi conservano ancora i ricordi di quelle estati: le stanze affollate, le prime nuotate, l’odore del mare, le voci degli educatori, il senso di appartenenza.
Era più di una colonia: era casa.
Una casa di tutti.


Il declino e l’abbandono

Poi qualcosa si è spezzato.
Col passare degli anni, quella struttura solida e viva è stata dimenticata.
I muri hanno iniziato a crollare, le finestre sono rimaste aperte, la natura ha ripreso spazio.
Nel 2019, un incendio ha colpito la colonia, ormai abbandonata e utilizzata saltuariamente da senzatetto. Il rogo ha lasciato macerie e cenere. Ma il vero fuoco che l’ha consumata è stato quello dell’indifferenza.

Oggi la colonia è un edificio fantasma: vetri rotti, muri scrostati, mobili distrutti, silenzio ovunque.
La voce dei bambini è sparita, coperta dal rumore del vento.


Un progetto di riqualificazione? O di cancellazione?

Recentemente, un imprenditore ha avanzato una proposta per acquistare la struttura e trasformarla in una struttura ricettiva. Un hotel sul mare, con accesso turistico, comfort e profitti.
A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia.
Ma dietro questo progetto si nasconde una ferita profonda.

Secondo l’accordo proposto, alla comunità di Castel di Sangro sarebbe concesso l’uso della struttura per soli 20 giorni all’anno. Il resto del tempo, la colonia sarebbe gestita come un normale albergo.
La reazione dei cittadini non si è fatta attendere: proteste, dubbi, appelli.
Perché vendere la colonia significherebbe vendere un pezzo d’identità.
Non solo un edificio, ma una storia.


Chi ha il diritto di decidere sul passato collettivo?

La vicenda dell’ex colonia marina di Casalbordino solleva una domanda più grande:
chi decide cosa deve essere preservato e cosa può essere cancellato?
È giusto cedere al mercato un luogo che rappresenta la memoria di una comunità intera?

Non si tratta solo di muri, ma di ciò che quei muri hanno significato.
Non si tratta solo di soldi, ma di dignità.
E in un’Italia dove troppe strutture pubbliche cadono a pezzi nell’indifferenza, questa storia diventa simbolo di un fallimento più ampio: quello della memoria.


Ricostruire non è solo costruire

L’ex colonia marina potrebbe rinascere. Ma non deve farlo a qualsiasi costo.
Non basta rimettere a posto l’intonaco o rifare i bagni: serve un progetto che tenga conto della storia, del valore sociale, del legame affettivo.

Potrebbe diventare un centro educativo, un ostello sociale, un museo della memoria condivisa.
Potrebbe essere gestita in parte dalla comunità, con spazi aperti anche al turismo responsabile.
Invece, il rischio è che diventi solo l’ennesimo hotel senz’anima, uguale a mille altri.


Un appello finale

Zone d’Ombra TV è tornata sul posto, ha documentato lo stato dell’edificio e raccontato questa storia in un video TikTok che sta già generando reazioni.
Perché la memoria collettiva non può essere trattata come una merce.
E perché, prima che sia troppo tardi, è giusto fermarsi e chiedersi:
che fine fanno i luoghi in cui siamo cresciuti?

Scriveteci la vostra opinione, raccontateci i vostri ricordi.
Perché solo se condividiamo la memoria, possiamo davvero difenderla.

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