Se c’è una data che segna la fine dell’illusione di una “pax mafiosa” nel Sud Italia, questa è il 15 gennaio 2026. I sette colpi di pistola che in via Sant’Antonio a Foggia hanno stroncato la vita di Alessandro Moretti non hanno solo ucciso un uomo di 34 anni. Hanno mandato in frantumi la narrazione di una criminalità sotto controllo, svelando un nervo scoperto che pulsa dal Gargano fino all’Aspromonte, passando per le “insospettabili” montagne abruzzesi.
Il biennio 2025-2026 ci consegna una fotografia nitida e spietata: l’Italia criminale viaggia a due velocità. Da una parte c’è la velocità del piombo, brutale e arcaica, che insanguina le strade della Puglia; dall’altra c’è la velocità del denaro, silenziosa e digitale, che trasforma regioni cerniera come l’Abruzzo in gigantesche lavatrici di denaro sporco. In mezzo, la politica, che troppo spesso non è vittima, ma interlocutore.
In questo reportage esclusivo per ZoneDombraTV, analizziamo nel dettaglio le famiglie più pericolose del momento, i nuovi business e le connessioni che legano l’omicidio di un boss foggiano ai conti correnti di un’impresa insospettabile all’ombra del Gran Sasso.
1. ABRUZZO: IL “COLLETTORE” SILENZIOSO E LA MAFIA DEI PASCOLI
Dimenticate l’etichetta di “Isola Felice”. L’Abruzzo del 2026 è la regione strategica per eccellenza, il vero “collettore” dove le mafie storiche – Camorra, ‘Ndrangheta e Società Foggiana – si incontrano per fare business lontano dai riflettori delle DDA di origine. La Relazione della DIA parla chiaro: qui la mafia non cerca il controllo militare, cerca il mimetismo economico.
La “End to End” e la droga nelle merendine La prova regina del ruolo logistico dell’Abruzzo è arrivata con l’operazione “End to End”, conclusasi nel luglio 2025. Gli investigatori hanno scoperchiato un sistema di trasporto stupefacenti degno di una serie Netflix: la cocaina viaggiava sull’asse autostradale A24/A25, nascosta all’interno di insospettabili confezioni di merendine e prodotti alimentari. L’Abruzzo fungeva da hub di stoccaggio per la droga proveniente dalla Puglia e destinata a inondare le piazze di Roma e del Nord Italia. Non più solo transito, ma base operativa stabile.
La Mafia dei Pascoli: truffare l’Europa Ma il vero business che lega l’Abruzzo alla Puglia è quello della terra. La cosiddetta “Mafia dei Pascoli” ha raggiunto livelli di sofisticazione estremi. I clan foggiani, attraverso prestanome locali, hanno messo le mani su vasti appezzamenti montani nel chietino e nell’aquilano. L’obiettivo non è l’allevamento, ma l’incasso dei fondi comunitari per l’agricoltura (PAC). Milioni di euro erogati dall’Unione Europea finiscono nelle tasche dei boss senza che un solo animale venga realmente allevato. È una colonizzazione silenziosa, che sottrae risorse all’economia sana e inquina il tessuto imprenditoriale locale con capitali illeciti.
Le mani sulla ricostruzione e sul 2026 Non possiamo ignorare il cemento. Le interdittive antimafia emesse nel luglio 2025 hanno colpito aziende coinvolte nella ricostruzione post-sisma e nei lavori preparatori per le infrastrutture connesse ai grandi eventi del 2026. Imprese legate al clan dei Casalesi (fazione Zagaria) sono state individuate mentre tentavano di infiltrarsi nei subappalti per il movimento terra. In Abruzzo, la Camorra non spara: fattura.
2. PUGLIA: LA QUARTA MAFIA E LA GUERRA DI SUCCESSIONE
Se l’Abruzzo è il volto pulito del riciclaggio, Foggia è l’inferno in terra. La “Quarta Mafia” (la Società Foggiana) sta vivendo il momento più critico della sua storia recente.
L’omicidio Moretti: il punto di non ritorno Il 15 gennaio 2026, l’omicidio di Alessandro Moretti ha cambiato tutto. Moretti non era un soldato semplice: era il nipote diretto di Rocco Moretti, “Il Porco”, il capo storico indiscusso della Società. Colpire lui, in pieno centro e in prima serata, è una dichiarazione di guerra totale alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Gli analisti della DDA temono che questo sia l’inizio di una faida sanguinosa per il riassetto dei poteri, causata dal vuoto lasciato dai numerosi arresti e sequestri (oltre 30 milioni di euro nel solo 2025) che hanno prosciugato le casse dei clan.
Il Calcio come strumento di potere La pervasività della mafia foggiana si misura anche nella sua capacità di intossicare le passioni popolari. Il caso del Foggia Calcio, commissariato per infiltrazioni mafiose nel maggio 2025, è emblematico. I clan non si limitavano a chiedere il pizzo o biglietti omaggio: imponevano assunzioni, minacciavano i giocatori con bombe carta e fucilate alle auto, e tentavano di costringere la proprietà a vendere la società a prezzi stracciati a imprenditori “amici”. Controllare la curva allo Zaccheria significava controllare il consenso sociale della città. Oggi, con lo Stato che amministra la squadra, la tensione è palpabile, ma il segnale è stato forte: il calcio non è più zona franca.
3. CAMPANIA: L’IDRA MAZZARELLA E IL VOTO DI SCAMBIO
A Napoli, la Camorra dimostra una capacità di rigenerazione che ha del miracoloso. Nonostante le “mazzate” giudiziarie, i clan storici sono più vivi che mai.
Mazzarella vs Alleanza di Secondigliano Il 2025 ha confermato l’egemonia del Clan Mazzarella nel centro storico e nell’area orientale. Definito dal Procuratore Gratteri una “Camorra di Serie A”, il clan ha subito 25 arresti a luglio 2025, che hanno decapitato i vertici operativi. Eppure, l’organizzazione si è riassestata in poche settimane. I Mazzarella gestiscono piazze di spaccio con la logistica di Amazon (delivery h24) e impongono il controllo sui prezzi dei beni di prima necessità nei quartieri popolari. Dall’altra parte, l’Alleanza di Secondigliano (Licciardi-Contini-Mallardo) continua a gestire l’alta finanza criminale, investendo in attività turistiche e appalti sanitari.
Lo scandalo politico del Novembre 2025 Ma l’allarme vero in Campania è la politica. L’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso esplosa tra novembre e dicembre 2025 ha scosso le fondamenta delle amministrazioni locali tra Napoli e Caserta []. Non parliamo di criminali che minacciano politici, ma di politici che cercano i criminali. Pacchetti di voti scambiati per appalti, assunzioni nelle partecipate e favori urbanistici. L’arresto di candidati e assessori legati a partiti di governo locale dimostra che la linea di confine tra “mondo di sopra” e “mondo di sotto” è ormai svanita.
4. CALABRIA: LA ‘NDRANGHETA SPA, HOLDING MONDIALE
Mentre altrove si combatte per il controllo del territorio, la ‘Ndrangheta gioca a Risiko con il mondo. Nel 2026 si conferma l’organizzazione più potente, l’unica in grado di trattare da pari a pari con i produttori di cocaina sudamericani.
L’asse con il “Clan del Golfo” L’operazione del luglio 2025 ha svelato una joint venture diretta tra le ‘ndrine della Locride e il “Clan del Golfo”, i paramilitari colombiani padroni della coca. La ‘Ndrangheta non compra dai broker: compra alla fonte. Importa tonnellate, gestisce la logistica nei porti del Nord Europa (Rotterdam, Anversa) e di Gioia Tauro, e inonda il mercato europeo. Le famiglie dominanti restano i Mancuso di Limbadi, i Piromalli nella Piana di Gioia Tauro e i Grande Aracri, capaci di proiettare la loro influenza anche nel Nord Italia e nel settore delle energie rinnovabili[]. La loro forza non è militare, è finanziaria: un fatturato che rivaleggia con le multinazionali, reinvestito in borsa, criptovalute e nell’economia legale di mezza Europa.
5. SICILIA: COSA NOSTRA E LA DIFFICILE TRANSIZIONE
La morte di Matteo Messina Denaro ha lasciato Cosa Nostra in una fase di pericolosa transizione. Senza una “Cupola” unitaria, i mandamenti palermitani cercano di riorganizzarsi, ma mostrano segni di debolezza strategica.
Il blitz a Porta Nuova e i telefoni criptati Tra dicembre 2025 e l’inizio del 2026, i Carabinieri hanno inferto colpi durissimi al mandamento di Porta Nuova, eseguendo centinaia di misure cautelari. Quello che è emerso dalle indagini è inquietante: i “viddani” sono diventati tecnologici. I boss usavano sofisticati sistemi di criptofonia per comunicare, convinti di essere invisibili. Ma la vera umiliazione per la mafia siciliana è la dipendenza economica: oggi Palermo è costretta a comprare la droga dalla Camorra e dalla ‘Ndrangheta. Quella che un tempo era la mafia dominante, oggi è cliente dei suoi ex sottoposti.
COSA CI ASPETTA NEL 2026?
L’analisi di questo inizio 2026 ci restituisce un quadro allarmante. L’omicidio di Foggia non resterà isolato: la Società Foggiana ha bisogno di lavare il sangue con altro sangue per ristabilire le gerarchie. È probabile che assisteremo a una recrudescenza della violenza in Puglia. In Abruzzo, l’infiltrazione continuerà a essere “silente” ma pervasiva. I fondi del PNRR e i cantieri per il 2026 sono un miele troppo dolce per le api della Camorra e della ‘Ndrangheta, che continueranno a usare la regione come cassaforte sicura. Altrove, la sfida sarà tutta finanziaria e tecnologica. La lotta alla mafia non si fa più (solo) con le manette, ma con gli algoritmi per tracciare i flussi di denaro e decriptare le comunicazioni.
Per noi cittadini, il dovere è tenere alta l’attenzione. Perché come dimostra il caso di Foggia, quando si spengono i riflettori e si pensa che “la mafia non esiste più”, è proprio in quel momento che si inizia a sparare.