Silvana Saguto ha usato la sua posizione di magistrato per conseguire vantaggi ingiusti. Ora è fuori dalla magistratura

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L’ex magistrato è stata definitivamente rimossa dalla magistratura. A deciderlo le sezioni unite civili della corte di Cassazione.

Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, travolta dallo scandalo sulla gestione dei beni sequestrati alla mafia scoppiato nel 2015, era accusata di “aver usato la sua posizione di magistrato per conseguire vantaggi ingiusti”. La Cassazione ha ritenuto legittima la rimozione dall’ordine giudiziario inflitta dal Consiglio superiore della magistratura e su cui l’ormai ex magistrato Silvana Saguto aveva fatto ricorso sul verdetto pronunciato nel 2018 dalla disciplinare di palazzo dei Marescialli che l’aveva condannata alla massima sanzione prevista dall’ordinamento.

Con la sentenza depositata oggi, la Suprema Corte, che ha ritenuto in parte “inammissibile” e in parte “infondato” il ricorso di Saguto, ha invece accolto alcuni motivi contenuti in quello presentato dal ministero della Giustizia, che aveva impugnato la decisione del Csm nei punti riguardanti l’assoluzione del magistrato da alcune incolpazioni. 

Zone d’Ombra Tv parlò della vicenda prima che scoppiasse lo scandalo. 

Una questione pesante che riguardò controllori e controllati e che tirò in ballo persino il presidente della sezione misure patrimoniali del Tribunale di Palermo, all’epoca, appunto, Silvana Saguto. “Insieme ad altri 3/4 giudici – spiegò Pino Maniaci di Telejato – la Saguto gestisce il 43% dell’intero patrimonio sequestrato ai mafiosi in tutta Italia”.

Grosse somme quindi e grosse responsabilità che secondo Maniaci Saguto gestirebbe con:”molta leggerezza” in quanto sceglierebbe sempre le stesse persone come amministratori giudiziari. Sono 50 miliardi gli euro che vengono posti in mano ad un solo soggetto e cioè al responsabile della sezione misure patrimoniali del Tribunale di Palermo.

I professionisti in grado di ricoprire tale ruolo erano circa 4mila e tutti inseriti in un albo di amministratori competenti, costituito, per legge, nel gennaio 2014. Alla lista bisognerebbe attingere per la scelta delle professionalità in base a competenze e capacità. La scelta, a quanto pare, è arbitraria, effettuata dai giudici della sezione delle misure di prevenzione in cui si ritrovano molto i soliti trenta nomi.

Tra i preferiti dai giudici spicca il nome di Gaetano Cappellano Seminara, soprannominato il ‘Re’. Il 90% delle aziende sequestrata e lui affidate, gran parte nel settore edilizio e immobiliare, sono state chiuse per fallimento.

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