TUA, l’azienda pubblica dei trasporti sotto accusa: bus fatiscenti, aree interne isolate e milioni di fondi pubblici
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Un autobus che perde una ruota mentre è in servizio.
Non è una metafora, non è un’esagerazione giornalistica.
È uno degli episodi citati nero su bianco in un comunicato ufficiale delle segreterie regionali di FILT CGIL, FIT CISL, UILTrasporti e FAISA CISAL, che da settimane denunciano una situazione definita senza mezzi termini uno “scempio”.

Al centro delle accuse c’è TUA SpA, il Trasporto Unico Abruzzese: una società interamente pubblica, controllata dalla Regione Abruzzo, che dovrebbe garantire il diritto alla mobilità su gomma e ferro in tutto il territorio regionale, comprese le aree interne e montane.

E proprio lì, secondo i sindacati, si starebbe consumando il fallimento più grave.


Aree interne: la missione tradita

TUA nasce come azienda “in house”, cioè come braccio operativo della Regione per assicurare servizi anche dove non conviene economicamente.
Un principio chiaro: i ricavi delle linee più frequentate dovrebbero sostenere quelle periferiche, evitando l’isolamento dei piccoli comuni e contrastando lo spopolamento.

Eppure, secondo il comunicato sindacale del 14 gennaio 2026, negli ultimi anni l’azienda avrebbe fatto l’opposto.

Sono state cancellate residenze di lavoro storiche in diversi centri dell’entroterra: Gissi, Atessa, Altino, Ateleta, Pizzoferrato, Scafa, Serramonacesca, Secinaro.
Non si tratta di semplici riorganizzazioni interne: per i sindacati significa posti di lavoro persi sul territorio, famiglie costrette a trasferirsi, comunità private di presìdi occupazionali stabili.

La denuncia è durissima: mentre la politica regionale parla di strategie contro lo spopolamento, l’azienda pubblica dei trasporti, sostengono i lavoratori, sta contribuendo a svuotare i paesi.


Subaffidamenti e sicurezza: quando il servizio diventa un rischio

Un altro fronte critico riguarda il crescente ricorso ai subaffidamenti a ditte private, soprattutto sulle linee delle aree interne.

Qui emergono episodi inquietanti.
A ottobre, a Civitella del Tronto, un autobus perde una ruota posteriore durante il servizio. La ruota finisce nei campi. Secondo i sindacati, “solo un intervento divino ha evitato il peggio”.

E non sarebbe un caso isolato.

Le organizzazioni dei lavoratori parlano di mezzi obsoleti, vecchi, altamente inquinanti, in alcuni casi privi di obliteratrice o di indicatori di percorso.
Tradotto: biglietti non timbrabili, evasione tariffaria di fatto consentita, scarsa trasparenza e un livello di sicurezza che solleva interrogativi pesanti.

La domanda diventa inevitabile: chi controlla davvero i subaffidamenti?
E soprattutto: perché un’azienda pubblica, finanziata con fondi pubblici, dovrebbe abbassare gli standard proprio dove il servizio è più fragile?


Parco mezzi e ferrovia: errori di programmazione

Le criticità non riguardano solo il trasporto su gomma.
Nel settore ferroviario, i sindacati denunciano scelte di programmazione difficilmente spiegabili.

Secondo quanto riportato, nel 2022 sarebbero stati acquistati treni a quattro casse più lunghi delle officine di manutenzione disponibili.
Risultato: manutenzione “a pezzi”, operazioni svolte con difficoltà, impossibilità di effettuare alcune revisioni fondamentali in modo corretto.

Se confermato, non si tratterebbe di un problema tecnico imprevisto, ma di una mancanza di pianificazione, con conseguenze dirette sull’efficienza e sulla sicurezza del servizio ferroviario regionale.


I numeri del declino: meno corse, meno personale

I dati forniti dalle organizzazioni sindacali tracciano un quadro inequivocabile.

Nel 2019 TUA garantiva oltre 31,5 milioni di chilometri di servizio con 1.585 dipendenti.
Alla fine del 2021 si è toccato il minimo storico: circa 27 milioni di chilometri e 1.299 dipendenti.
Oggi, secondo le stesse fonti, l’azienda esercita circa 24 milioni di chilometri, con 1.347 dipendenti, ma con una drastica riduzione del personale viaggiante e della manutenzione.

Meno autisti, meno operai, meno chilometri: una combinazione che si traduce in corse che saltano, disservizi e territori sempre più isolati.

I sindacati aggiungono un elemento ulteriore: nei bilanci mancherebbero all’appello 142 dipendenti, “ricollocati” in categorie aggregate per evitare imbarazzi pubblici. Un’accusa che chiama in causa la trasparenza amministrativa.


Fondi pubblici e trasparenza: una questione politica

TUA costa ogni anno decine di milioni di euro ai contribuenti abruzzesi, principalmente attraverso il contratto di servizio con la Regione.
È denaro pubblico, destinato a garantire un servizio essenziale.

Ed è qui che le accuse diventano politiche.

I sindacati parlano di compensi dirigenziali non dichiarati negli ultimi bilanci e di “regalie” elargite a dirigenti e quadri fuori dalle previsioni del contratto nazionale e in violazione di accordi aziendali.

Se confermate, queste pratiche solleverebbero un problema enorme: mentre il servizio arretra e i lavoratori subiscono sacrifici, ai vertici si garantirebbero trattamenti di favore.


Infrastrutture e scelte discutibili: ciclabili e ferrovie fantasma

Il caso TUA si intreccia anche con le grandi scelte infrastrutturali regionali.

Da un lato, milioni di euro destinati alla realizzazione di una pista ciclabile sul tratto San Vito–Lanciano, ricavata su un vecchio sedime ferroviario.
Dall’altro, la ferrovia San Vito–Castel di Sangro, mai realmente riattivata, nonostante annunci, progetti e promesse che si rincorrono da oltre dieci anni.

La tratta Piani d’Archi–Castel di Sangro resta il simbolo di una incompiuta permanente: fondi spesi a metà, lavori mai conclusi, nessun servizio regolare.

La domanda è legittima: si sta investendo per collegare i territori o solo per operazioni di immagine?

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